A causa dell’uomo scomparse il 60% delle popolazioni animali in 40 anni

Studio choc del Wwf: dal 1970 al 2014 ecatombe faunistica a livello mondiale. “Recuperare terreni e mare”

L'ultimo rinoceronte bianco, ormai estinto Foto Ansa EPA/DAI KUROKAWA

Estinzioni di massa, o anche olocausto faunistico. Definizioni tanto crude quanto adatte a riassumere quanto in atto sul pianeta, dove dagli anni Settanta ad oggi l’uomo ha eliminato il 60% delle popolazione di animali selvatici. L’edizione 2018 del Living Report del Wwf, il tradizionale rapporto dell’associazione ambientalista, offre numeri e scenari inquietanti. “Non è una trista storia né un triste destino: è la realtà”. Negli ultimi 40 anni l’attività umana ha prodotto la scomparsa del 60% dei mammiferi, rettili, pesci e uccelli presenti in natura. Delle specie si sono addirittura estinte, come il rinoceronte albino. Per capire cosa significa lo studio offre un paragone concreto. “Se ci fosse un declino del 60% nella popolazione umana, verrebbero svuotate Nord America, Sud America, Africa, Europa, Cina e Oceania. Questa è la scala di quanto prodotto”.

Ma il dato preso a riferimento non è che quello generale. Guardando i numeri più nello specifico ci si accorge dei picchi di perdita di vita nei Tropici. In sud e centro America la perdita di biodiversità tocca l’89% rispetto al 1970. Mentre per le specie animali di dolce l’indice di estinzione è dell'83%, sempre rispetto ai valori di quasi cinquant’anni fa. Quest’ultimo è “il più alto tasso di estinzione in tutto il mondo tra i vertebrati”, denuncia Wwf. Sfruttamento intensivo dei terreni, inquinamento dei mari, contaminazione dell’aria: l’attività umana ha distrutto gli habit naturali indispensabili alla sopravvivenza delle specie animali. Da qui l’appello lanciato con lo studio per una “produzione di cibo amica dell’ambiente”, oltre al “dovere” per gli anni immediatamente a venire di “conservazione e recupero dello stato naturale di oceani e terre emerse”.

I realizzatori dell’analisi stimano che se niente cambia entro il 2050 appena un decimo di tutte le terre emerse dell’intero pianeta non risentiranno dell’attività umana. Per non parlare dei mari. Dagli anni Cinquanta ad oggi l’attività di pesca si stima abbia sottratto agli ambienti marini qualcosa come sei milioni di tonnellate tra pesci e invertebrati, mentre l’inquinamento è tale che tracce di plastica sono state trovate addirittura sul fondale della fossa delle Marianne, a 11 chilometri dalla superficie marina.

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