Dalla Basilicata al Friuli: le 37 discariche fuori legge che potrebbero costarci caro

L'Italia avrebbe dovuto chiuderle o sanarle entro il 2009, ma non lo ha fatto. Una sentenza della Corte Ue apre la strada alle sanzioni 

Ci sono 37 discariche in giro per l'Italia che da 10 anni dovrebbero essere chiuse o messe a norma. Ma da allora, nulla è stato fatto. E adesso una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea apre la porta a sanzioni a carico dei contribuenti italiani che potrebbero essere pesanti. Come dire, al danno la beffa. 

La vicenda risale addirittura al 1999, quando l'Ue vara una direttiva sulle discariche di rifiuti con una serie di misure volte a ridurne l'impatto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini. Bruxelles dà agli Stati membri tutto il tempo necessario per conformarsi alle nuove norme: ben 10 anni. Ma alla scadenza dei termini, ossia al 16 luglio 2009, l'Italia non aveva ancora provveduto ad applicare la direttiva per ben 102 discariche. 

Passano 3 anni e la situazione non cambia. A quel punto, la Commissione europea decide di inviare una lettere di diffida all'Italia. “Dopo uno scambio di corrispondenza – scrive la Corte Ue - la Commissione ha accordato all’Italia un termine per rispondere fino al 19 ottobre 2015, precisando che la procedura in questione riguarda i cosiddetti obblighi di completamento, ossia gli obblighi di eseguire i provvedimenti che lo Stato membro ha già adottato per una determinata discarica. Tali obblighi di completamento consistono, a seconda della discarica interessata, o nel porre in essere tutte le misure necessarie alla chiusura definitiva oppure, ove la discarica sia stata autorizzata a continuare a funzionare, nell’adozione delle misure necessarie a renderla conforme alla direttiva”.

A cinque anni dalla lettera di diffida, pero', si scopre che l'Italia deve ancora mettere a norma o chiudere ben 44 discariche: la maggior parte si trovano in Basilicata, ben 23, seguita da Abruzzo (11), Puglia (6), Campania (2) e Friuli (2). Di queste, solo 7 (2 di Andria, Bisceglie, Trani, Atella, Pescopagano e Tito) sono state messe a norma, ma dopo il termine 2015.  Troppo tardi per la Corte Ue: nella sentenza emessa oggi, i giudici confermano che le violazioni sono state 44. E che comunque in ancora 37 casi l'Italia non si è adeguata alla direttiva. Ecco perché, a questo punto, Bruxelles o la stessa Corte potranno elevare una multa a carico del nostro Paese.  

Ecco l'elenco delle discariche:

1) Avigliano (Loc. Serre Le Brecce);
2) Ferrandina (Loc. Venita);
3) Genzano di Lucania (Loc. Matinella);
4) Latronico (Loc. Torre);
5) Lauria (Loc. Carpineto);
6) Maratea (Loc. Montescuro);
7) Moliterno (Loc. Tempa La Guarella);
8) Potenza (Loc. Montegrosso-Pallareta) 
9) Potenza (Loc. Montegrosso-Pallareta)
10) Rapolla (Loc. Albero in Piano);
11) Roccanova (Loc. Serre);
12) Sant’Angelo Le Fratte (Loc. Farisi);
13) Campotosto (Loc. Reperduso); 
14) Capistrello (Loc. Trasolero);
15) Francavilla (Valle Anzuca);
16) L’Aquila (Loc. Ponte delle Grotte); 
17) Andria (D’Oria G.& C. s.n.c); 
18) Canosa (CO. BE.MA);
19) Bisceglie (CO.GE.SER);
20) Andria (F.lli Acquaviva);
21) Trani (BAT-Igea s.r.l.);
22) Torviscosa (Società Caffaro); 
23) Atella (Loc. Cafaro); Basilicata
24) Corleto Perticara (Loc. Tempa Masone);
25) Marsico Nuovo (Loc. Galaino);
26) Matera (Loc. La Martella);
27) Pescopagano (Loc. Domacchia);
28) Rionero in Volture (Loc. Ventaruolo);
29) Salandra (Loc. Piano del Governo);
30) San Mauro Forte (Loc. Priati);
31) Senise (Loc. Palomabara);
32) Tito (Loc. Aia dei Monaci);
33) Tito (Loc. Valle del Forno); 
34) Capestrano (Loc. Tirassegno); 
35) Castellalto (Loc. Colle Coccu);
36) Castelvecchio Calvisio (Loc. Termine);
37) Corfinio (Loc. Cannucce);
38) Corfinio (Loc. Case querceto);
39) Mosciano S. Angelo (Loc. Santa Assunta);
40) S. Omero (Loc. Ficcadenti); Abruzzo
41) Montecorvino Pugliano (Loc. Parapoti); 
42) San Bartolomeo in Galdo (Loc. Serra Pastore);
43) Trivigano (ex Cava Zof); 
44) Torviscosa (Loc. La Valletta)

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