La Commissione Ue punta dritto su gas e petrolio: via libera a sussidi per 38 progetti

Bruxelles aggiorna la sua lista delle opere prioritarie per la sicurezza energetica. Tra queste, i gasdotti cari all'Italia come Tap e Poseidon e l'oleodotto Tal. Insorgono gli ambientalisti: "Tradita la promessa di creare un'Europa neutrale dal punto di vista climatico"

Niente stop ai sussidi pubblici dell'Unione europea per le fonti fossili: la Commissione Ue ha approvato la lista dei nuovi "Progetti di interesse comune" per la sicurezza energetica, tra cui spuntato 32 progetti legati al gas e 6 al petrolio. Tra questi, anche opere care all'Italia come i gasdotti Tap e Poseidon e l'oleodotto Tal, che collega Trieste a Ingolstadt, in Germania.

Dal gnl al fracking

La lista ha già suscitato forti proteste a Bruxelles, con gli ambientalisti che parlano di tradimento della "promessa dell'Ue di creare un'Europa neutrale dal punto di vista climatico". La Commissione, che aveva già pre-annunciato il proseguimento dei sussidi a gas e petrolio nei giorni scorsi, si difende sottolineando che il 70% dei 151 progetti inseriti nell'elenco delle opere prioritarie riguarda "il ruolo crescente dell'elettricità rinnovabile nel sistema energetico". Inoltre, sottolinea sempre l'Esecutivo comunitario, rispetto alla precedente lista, quella del 2017, i progetti sul gas sono diminuiti da 53 a 32. Secondo Bruxelles, il tutto in liena con "gli obiettivi Ue di decarbonizzazione".

L'elenco dei Progetti di interesse comune, in sigla Pic, serve a individuare le infrastrutture energetiche ammissibili ai finanziamenti Ue attraverso il fondo "Meccanismo per collegare l'Europa", che vale 30 miliardi di euro. Al suo interno ci sono anche reti di trasmissione e strutture di stoccaggio per le energie rinnovabili, come la connessione tra l'Italia e la Tunisia. Ma, secondo gli ambientalisti, dietro alcuni progetti considerati dalla Commissione come "rinnovabili" ci sono almeno altre 13 opere legate al gas. 

Sotto accusa soprattutto i nuovi terminali per il gas naturale liquefatto in Grecia, Cipro e Polonia, nonché due terminali particolarmente controversi a Krk in Croazia e Shannon in Irlanda, che dovrebbero diventare i "porti" di arrivo del gas prodotto dagli Usa con il contestato metodo del fracking. "Il fatto che questi progetti siano ora ufficialmente supportati dall'Ue significa che le loro procedure di pianificazione e approvazione saranno accelerate e che hanno buone possibilità di ricevere finanziamenti dall'Ue", scrive Euractiv

Niente stop ai sussidi

“Abbiamo sempre detto in modo molto chiaro e trasparente che abbiamo bisogno del gas nel mix energetico europeo. La nostra attenzione è rivolta alla diversificazione e al passaggio all'energia pulita. Ma il gas continuerà a svolgere un ruolo per qualche tempo", ha spiegato un portavoce della Commissione.

"Il gas è ampiamente considerato come un combustibile di transizione tra elettricità a carbone ed energie rinnovabili - scrive ancora Euractiv - E ha certamente dei vantaggi da offrire: il gas è relativamente più economico e meno inquinante del carbone quando viene bruciato nelle centrali elettriche e molti paesi dell'Ue hanno già una rete di gas ben sviluppata, che potrebbe essere riproposta per trasportare gas a basse emissioni di carbonio in futuro, come biometano e idrogeno".

Gli interessi dell'Italia

L'Italia è tra i Paesi più interessati al mantenimento degli investimenti Ue sul gas, tanto più che l'industria automobilistica nazionale punta molto sullo sviluppo dell'alimentazione alternativa a metano. Stesso ragionamento vale per l'agricoltura, tanto per fare un esempio.

Si spiega anche per queste ragioni che, stando agli ultimi dati disponibili della Commissione Ue, i sussidi alle fonti fossili da parte dell'Italia sono pari a 6,7 miliardi all'anno. Più di noi in Europa investono soltanto Germania e Francia, con rispettivamente 9,5 e 8 miliardi di sussidi annuali. 

Nelle scorse settimane, la Banca europea per gli investimenti aveva annunciato la proposta di fermare una volta per tutte i prestiti per progetti legati a gas e petrolio. La proposta doveva tradursi in atti concreti a metà ottobre, ma la decisione finale è stata rinviata a novembre. Pare per l'opposizione di alcuni Paesi Ue tra cui la Germania. 

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