Sussidi ai combustibili fossili, Paesi Ue sotto accusa: “Vanificano sforzi per l’ambiente”

Governi nazionali remano contro le politiche comunitarie sulla riduzione dell’inquinamento. Tra i paradossi citati da uno studio, quello dei cinque Stati pronti a introdurre nuovi fondi pubblici a favore dell’energia non rinnovabile

“Nascosti” sotto varie diciture e formalismi, tutti gli Stati Ue continuano a sostenere i combustibili fossili con un forte impatto ambientale in termini di emissioni tanto legate al consumo quanto alla ricerca e produzione di tali fonti energetiche. E, come se non bastasse, cinque Paesi europei sono prossimi all’introduzione di nuove forme di finanziamento pubblico a vantaggio di quelle fonti energetiche che l’Unione europea vorrebbe eliminare gradualmente per fare del Vecchio Continente, per renderlo il primo a zero emissioni. È quanto afferma uno studio che mette in risalto la contraddizione dei Paesi che si dicono preoccupati per la crisi ambientale per poi agire in maniera diametralmente opposta, “facendo deragliare gli obiettivi Ue sul clima per il 2030”, scrivono gli attivisti di Can Europa (Climate Action Network - Rete d’azione per il clima).

Nuovi sussidi per i combustibili fossili 

Lo studio è frutto del lavoro dell'Overseas Development Institute, degli Amici della Terra-Paesi Bassi e del Can Europa, che hanno approfondito i piani nazionali per l'energia e il clima degli Stati membri dell’Ue. Tra le informazioni passate sotto la lente d’ingrandimento, oltre ai provvedimenti adottati dai governi, ci sono anche i piani futuri degli esecutivi europei.

“Regno Unito, Germania, Grecia, Polonia e Slovenia prevedono addirittura di introdurre nuovi sussidi per i combustibili fossili - si legge nel comunicato che presenta lo studio - in un momento di accresciuta consapevolezza della crisi climatica e nonostante l'impegno preso dieci anni fa a porre fine a tale sostegno”. “Ad esempio - prosegue la nota - la Grecia introdurrà un sussidio volto a sostituire le caldaie diesel con quelle alimentate a gas fossile e la Polonia intende fornire sussidi per lo stoccaggio sotterraneo di gas e l'uso di gas naturale liquefatto nei trasporti”. 

Promesse non rispettate

Una politica in controtendenza con gli impegni presi a Bruxelles, con tanto di aggravante valida per Germania e Slovenia che rientrano nel gruppo di Paesi che hanno “ribadito l'intenzione di porre fine ai sussidi ai combustibili fossili o di intraprendere una riforma fiscale verde”. Una linea smentita dai fatti. 

Il rapporto sottolinea inoltre che sei Stati membri, ovvero Bulgaria, Danimarca, Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Regno Unito, “affermano che nel loro Paese non esistono sussidi per i combustibili fossili”. Una vera e propria bugia smentita dalla Commissione europea che “ha riscontrato in precedenza che tutti i paesi dell'Ue continuano a fornire sostegno ai combustibili fossili”. Si evidenzia inoltre che solo il Regno Unito “stanzia 12 miliardi di euro ogni anno attraverso agevolazioni fiscali e trasferimenti di bilancio, più di qualsiasi altro Stato Ue”.

Le critiche di esperti e attivisti

“Come partecipanti al G20, i governi dell'Ue si erano impegnati a porre fine ai sussidi per i combustibili fossili nel 2009” ricorda Laurie van der Burg (Amici della Terra-Paesi Bassi), autrice dello studio. “Dieci anni dopo - sostiene - i governi dell'Ue continuano a fornire ingenti somme di denaro dei contribuenti ai combustibili fossili, la principale causa dei cambiamenti climatici”. 

Secondo Markus Trilling di Can Europa, “la fine dei sussidi ai combustibili fossili libererà le risorse necessarie per consentire all'Europa di raggiungere al più presto emissioni nette pari a zero”.

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