L'Italia campione Ue di differenziata, ma mancano gli impianti per il riciclo

Uno studio del think thank Was mette in guardia: solo il 42% dei rifiuti differenziati viene effettivamente recuperato. A rischio il raggiungimnento dei target Ue per il 2035

In quanto a raccolta differenziata siamo tra le eccellenze dell'Unione europea. Ma solo 2 rifiuti su 5 di quelli raccolti virtuosamente raggiungo gli impianti di trattamento per venire effettivamente riciclati. Con il rischio di non riuscie a raggiungere i target Ue sull'economia circolare per il 2035. Lo rileva l'indagine "L'industria del waste management in Italia: quadro competitivo, scenari impiantistici, innovazione", l'Annual Report 2019 di Was, il think tank sulle strategie di gestione dei rifiuti di Althesys.

Secondo il report, le infrastrutture dovranno crescere perché il raggiungimento dei target Ue al 2035 comporterà un aumento sensibile della raccolta differenziata (dal 55,5% del 2017 al 76% del 2035) e del riciclo (dal 42% al 65%), ma anche del recupero energetico (dal 18% al 25%).

Questa situazione si inquadra in un comparto industriale articolato. Il valore della produzione dei 124 maggiori operatori della raccolta e trattamento dei rifiuti urbani ha raggiunto i 9,18 miliardi di euro, cresciuto nel 2018 del 4,9%. Queste imprese operano in 4.143 Comuni italiani (52,1% del totale), servono 40,5 milioni di abitanti (quasi il 70% della popolazione) e gestiscono 22,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (il 75,5% di quelli prodotti nel 2017). Nel 2018 i loro investimenti hanno raggiunto i 477,5 milioni di euro, in aumento del 17,4% rispetto al 2017.

Prosegue il rafforzamento delle tre 'major', le grandi multiutility quotate che puntano a crescere per aggregazioni e a integrarsi. Da sole raccolgono il 22% dei rifiuti e servono il 21% degli abitanti, realizzando nel 2018 il 30% del fatturato del settore. Performance in contrasto con quelle dei sette operatori metropolitani, che, pur pesando per il 17% del settore (con 7,2 milioni di abitanti e il 19% dei rifiuti urbani raccolti), restano concentrati sulla raccolta e scontano la carenza di impianti. Le piccole e medie monoutility presidiano con buoni risultati i propri ambiti locali, coprendo il 44% del totale e realizzando più di 2 miliardi di fatturato (il 22%). Hanno raccolto 5,7 milioni di tonnellate e servito 10,1 milioni di abitanti. Gli operatori privati, con il 16% dei rifiuti raccolti, hanno coperto il 23% dei Comuni, incidendo per il 14% del valore della produzione totale. Gli operatori del trattamento e smaltimento hanno generato il 7% del fatturato e gestito 3 milioni di tonnellate di rifiuti.

Il nostro Paese presenta un quadro di settore contraddittorio: da una parte, la raccolta differenziata aumenta passando dal 55,9% del 2017 al 58,8% del 2018, i maggiori player del settore si rafforzano e crescono e prosegue l'integrazione tra il comparto della raccolta e quello della selezione e valorizzazione de materiali. Dall'altra però gli investimenti restano concentrati nei territori più avanzati, alcuni operatori minori sono in difficoltà, calano le operazioni straordinarie, anche a causa dell'incertezza nelle policy.

''Il patrimonio impiantistico rimane uno dei nodi centrali delle strategie aziendali e, più in generale, di una politica di gestione dei rifiuti nel nostro Paese - spiega Alessandro Marangoni, ad di Althesys - il gap infrastrutturale di cui tuttora soffrono alcune Regioni e la mancanza di un'opportuna pianificazione di medio-lungo termine hanno generato negli anni ingenti costi economici e ambientali, sia per le imprese che per il sistema nel suo complesso. È, perciò, necessario sviluppare un'analisi di adeguatezza che consenta di pianificare e realizzare per tempo gli investimenti necessari per superare situazioni di emergenza permanente'', conclude.

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