Anche i polipi si ‘sballano’ con l’ecstasy: "Diventano euforici e socievoli come gli umani"

Vista l'enorme differenza evolutiva lo strano esperimento dimostrerebbe le origine antiche del bisogno di socialità degli uomini

Foto ansa PA/Roland Weihrauch

Le molecole del cervello umano che spingono alla socialita’ hanno origini molto antiche. Lo dimostrerebbe uno strano esperimento, pubblicato su Current Biology, e condotto su dei polipi che sono stati drogati con l’ecstasy. Questi animali, solitamente molto solitari, diventano molto piu’ euforici e socievoli se assumono Mdma, proprio come chi prende della pasticche in discoteca.

L'esperimento

Quattro animali sono stati immersi in acqua contaminata con Mdma per dieci minuti e poi in un’altra con tre stanze comunicanti: una vuota, una con oggetti in movimento e una con un altro polipo in una gabbia. Mentre i polipi ‘sobri’ tendevano a restare isolati, i quattro drogati si dirigevano molto di piu’ verso il proprio simile. “La differenza di tempo in socialita’ non e’ stata solo quantitativa ma anche qualitativa. Tendevano ad abbracciare la gabbia e mettevano le parti della bocca sulla stessa", ha spiegato il professor Gül Dölen, della Johns Hopkins University School of Medicine, che ha guidato l'esperimento. "Questo comportamento è molto simile a quello degli umani che assumono Mdma: si toccano spesso". "Il cervello dei polpi è più simile a quello delle lumache rispetto a quello degli umani, ma i nostri studi dimostrano che possono mostrare alcuni dei nostri stessi comportamenti”, ha continuato Dölen.

Gli stessi meccanismi genetici

L'analisi del Dna ha scoperto che i polpi e gli esseri umani hanno meccanismi genetici quasi identici che influiscono su come l'ecstasy agisca sul cervello. Gli elementi chiave appaiono immutati nonostante gli oltre 500 milioni di anni di differenza nell’evoluzione. Questo dimostrerebbe appunto che i meccanismi legati alla socialita’ nel nostro cercevvo avrebbero origini lontanissime. "Ciò che i nostri studi suggeriscono è che alcune sostanze chimiche del cervello, o neurotrasmettitori, che inviano segnali tra i neuroni necessari per questi comportamenti sociali sono conservate in modo evolutivo", ha spiegato il professore.

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