I mari della Toscana ripuliti in due mesi da 850 chili di plastica, grazie ai pescatori

La Regione ha messo in atto un progetto sperimentale che è stato presentato alle istituzioni comunitarie. Sei pescherecci hanno riportato a riva i rifiuti che sono rimasti impigliati nelle loro reti che secondo la legge non potrebbero essere messi in stiva. Il governo pensa di regolamentare la pratica

Quello dell'inquinamento da plastica dei mari è sempre più una vera e propria emergenza mondiale. Più del 79% degli oggetti rinvenuti sulle coste Nord orientali dell’Atlantico è di plastica o polistirene e l’Unione europea stima in 100mila le tonnellate che ogni anno finiscono nelle acque del vecchio continente, solamente dalle aree costiere. In Toscana è in atto un progetto sperimentale che sta permettendo di fare qualcosa per migliorare la situazione e che ha permesso di ripulire le acque della regione di 850 chili di rifiuti, in gran parte plastica, grazie all'aiuto dei pescatori e ad un accorgimento legislativo.

Il progetto, ancora in fase sperimentale, si chiama "Arcipelago pulito" ed è stato lanciato dalla Regione a Livorno, dove da due mesi sei pescherecci riportano a terra la plastica che resta impigliata nelle reti al largo. Secondo la legge non potrebbero metterla in stiva "ma la devono ributtare in mare, altrimenti diventano produttori di rifiuti speciali", spiega Vittorio Bugli, assessore alla presidenza della Toscana. Grazie a questa sperimentazione invece i pescatori in due mesi hanno raccolto 850 chili di rifiuti, 5 al giorno per imbarcazione. Il tutto è avvenuto sotto il monitoraggio delle autorità pubbliche che hanno poi raccolto quei rifiuti per smaltirli, con un quinto della plastica che secondo i primi dati potrà addirittura essere recuperata e riciclata. Ora però bisogna superare la fase sperimentale e la Toscana sta lavorando a una proposta di legge per permettere di legalizzare e istituzionalizzare la pratica.

La stessa Regione ha presentato il progetto al Parlamento europeo insieme a Simona Bonafé. L'eurodeputata Pd ha preparato un emendamento alla direttiva europea dedicata alle "strutture portuali per la consegna dei rifiuti dalle navi", proposta dalla Commissione Ue, per disporre che gli oneri dello smaltimento della plastica pescata non ricadano sui pescatori. Nel corso del viaggio a Bruxelles il progetto è stato illustrato anche al commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella.

Un intervento in materia è stato annunciato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “Penso di incardinare nelle prossime settimane la prima lo legge sul mare che parla in particolare della plastica nel mare“, ha spiegato Costa nel suo intervento alla presentazione di Mediterraneo da remare, campagna promossa da Univerde e Marevivo a Roma. Nelle more del recepimento delle direttive Ue sul tema “noi le anticipiamo in Italia, ha proseguti il ministro spiegando che “ci sarà un altro passo successivo, ci diamo una mano con i pescatori, che sono una grande risorsa del paese, ma ormai il 50% del loro Pescato e plastica”. Attualmente, ha continuato, “non lo possono nemmeno portare a terra, quindi interverremo sulla legge per consentire loro di portare la plastica a terra, svolgendo un servizio sociale con il sostegno del ministero”, in modo tale che possano “pulire il mare senza rischiare conseguenze giuridiche e inoltre alimentando i consorzi del riciclo”.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I lavoratori stranieri bocciano l'Italia: “Economia senza prospettive”. Meglio il Vietnam

  • Migranti, M5s: "Porti chiusi senza intesa Ue". Ma la Francia: "Prima sbarchi, poi solidarietà"

  • Il Regno Unito vuole sviluppare il primo esercito con carri armati ecologici

  • Brexit, Londra verso l'uscita senza accordo. Rabbia Ue: "Johnson fa finta di negoziare"

  • Brexit, la profezia di Farage: Johnson fallirà e ci sarà un nuovo rinvio

  • La Libia in guerra fa 1,6 miliardi di ricavi al mese con il petrolio

Torna su
EuropaToday è in caricamento