Perché lo stop Ue a piatti e posate di plastica non piace all'industria italiana

Il bando dei contenitori monouso viene accolto con favore dagli ambientalisti, ma per le aziende del nostro Paese che operano nel settore (con 3mila dipendenti e un fatturato da 1 miliardo) potrebbe essere un duro colpo

L'Europa sta per mettere in atto una forte stretta sul consumo di plastica nel Continente, per ridurre l'inquinamento causato da questo materiale. Una scelta che sta ricevendo plausi da più parti, soprattutto da parte di organizzazioni ambientaliste, ma che non piace all'industria italiana che si sente penalizzata dall'intervento ritenuto troppo drastico e favorevole alle economie di altri Paesi del nord. Il Parlamento ha approvato questa settimana il divieto al consumo nell’Ue di alcuni prodotti in plastica monouso, che costituiscono il 70% dei rifiuti marini.

La nuova normativa

Secondo la nuova normativa, approvata dall'Aula con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni e che ora deve essere esaminata dal Consiglio Ue, gli Stati membri dovranno ridurre il consumo dei prodotti in plastica per i quali non esistono alternative del 25% entro il 2025. Tra tali articoli sono stati aggiunte anche le scatole monouso per hamburger e panini e i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati. Altre materie plastiche, come le bottiglie per bevande, dovranno essere raccolte separatamente e riciclate al 90% entro il 2025.

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Il plauso degli ambientalisti

Il voto del Parlamento europeo per la messa al bando della plastica monouso “è un primo e importantissimo passo per cercare di arginare gli effetti di un materiale che è diventato il killer dei mari: l’usa e getta di plastica rappresenta oltre il 50% del marine litter (si arriva al 70% se si includono anche gli attrezzi da pesca)", è stato il commento entusiasta del Wwf, che chiede al Consiglio dei ministri dell'Ambiente europei e alla Commissione di concludere i passaggi necessari a breve per rendere operativo il provvedimento.

Le critiche dell'Industria

Ma non tutti sono stati felici di questo voto. Di misure non proporzionate che rischiano di creare seri problemi nella loro applicazione ha parlato Plastics Europe, che rappresenta oltre cento produttori di polimeri nell'Ue. L'associazione critica l'aggiunta di nuovi prodotti da vietare ai dieci originariamente individuati dalla proposta della Commissione europea. Negativo anche il giudizio dell'industria alimentare, con FoodDrinkEurope che in una nota stigmatizza l'assenza di un "approccio globale, condiviso e olistico" al problema dell'inquinamento, "che includa educazione, innovazione, infrastrutture e applicazione delle leggi".

Un attacco al Made in Italy?

E il nostro Paese è tra quelli più critici a un provvedimento che vede divise anche le due forze di governo, con il Movimento 5 Stelle favorevole e la Lega contraria. Anche Forza Italia si è schierata per il no. Per la capogruppo a Strasburgo, Elisabetta Gardini, questo "attacco alla plastica è uguale a un attacco al made in Italy". A suo avviso “si colpiscono le stoviglie perché sono prodotte principalmente in Italia", e la Commissione europea di non ha realizzato una "valutazione di impatto appropriata".

Nel nostro Paese ci sono i principali produttori europei di posate e piatti di plastica: le aziende del settore sono 25 con 3mila dipendenti e 1 miliardo di fatturato. Altri paese invece come Svezia e Finlandia, che sono ricchi di alberi, hanno un gran numero di cartiere che però sono in crisi in seguito alla sempre maggiore digitalizzazione del nostro mondo che sta riducendo l'uso della carta. Per questo ora queste aziende potrebbero convertirsi in impianti per la produzione di piatti e bicchieri di carta, attualmente di polistirolo. L'entrata in vigore della direttiva sulla plastica per loro sarebbe una vera benedizione.

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