L'Italia non sa raccogliere e riciclare le batterie esauste

L'obiettivo era raggiungere il 45% entro settembre 2016, noi ci siamo fermati al 35%

Ansa EPA/ALEX HOFFORD

L’Italia non ha raggiunto gli obiettivi europei previsti in materia di raccolta di batterie e accumulatori esausti ai fini del loro riciclo. I dati Eurostat di ultima diffusione certificano i ritardi non solo nazionali ma comunque tutti ‘made in Italy’ nell’attuazione della direttiva che concedeva tempo a tutti gli Stati membri dell’Ue fino a fine settembre 2016 per mettersi in regola. Si doveva garantire in particolare che il 45% dei batterie e accumulatori di apparecchi portatili dovesse essere pronto al recupero, ma il sistema Paese si è fermato al 35%.

Stando ai dati disponibili, alla fine del 2016 solo 15 Stati membri hanno soddisfatto i target comunitari (Belgio, Lussemburgo, Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca, Austria, Bulgaria, Irlanda, Slovacchia, Germania, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Danimarca e Francia). Per cinque Stati membri i dati non sono disponibili (Paesi Bassi, Malta, Croazia, Grecia, Romania), ma l’Italia si colloca nel gruppetto degli otto Paesi ufficialmente in ritardo.

La Commissione europea aveva proposto la riduzione di batterie esauste allo scopo di ridurre l’impatto ambientale di questi rifiuti, con le conseguenti ricadute per la salute umana. Tutti si erano detti d’accordo quando nel 2006 la direttiva in materia è entrata in vigore. A distanza di dieci anni solo una metà dell’Ue ha tenuto fede agli impegni. Adesso per chi non ha saputo attuare le norme comunitarie potrebbe anche scattare l’avvio di una procedura d’infrazione. Per l’Italia non sarebbe la prima, in tema di rifiuti.

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