Italia e Spagna: gli unici due Paesi che ancora difendono l'olio di palma nella Ue

Roma e Madrid contrari alla proposta del Parlamento Ue di non considerare più dal 2021 il biodiesel prodotto da olio di palma come biocarburante. I produttori italiani perderebbero le ingenti sovvenzioni europee, per questo il governo si oppone. I negoziati dovrebbero finire entro giugno

Produttore di olio di palma in Indonesia. EPA/HOTLI SIMANJUNTAK

Roma e Madrid: sono rimaste ormai solo loro nel Consiglio europeo a difendere l'uso dell'olio di palma per la produzione di biocombustibili. A rivelarlo è oggi El Pais, il quotidiano spagnolo ha avuto accesso alle comunicazioni interne del Consiglio e da queste emerge che Italia e Spagna sono ormai gli unici paesi Ue ad essere contrari alla richiesta del Parlamento di non considerare più a partire dal 2021 l'olio di palma come un combustibile bio. Il cambiamento non è di poco conto: perdere il bollino verde vuole infatti dire perdere anche le ingenti sovvenzioni comunitarie alla produzione ed al consumo dei biocombustibili. In pratica equivale a eliminarne la produzione.

Un combustibile poco bio

L'olio di palma, da cui si produce biodiesel, è nell'occhio del ciclone da mesi per la forte deforestazione che viene realizzata in Indonesia e Malesia, i due grandi produttori mondiali, per fare spazio a questa coltivazione. La metà dell'olio di palma che importa la Ue, che sta negoziando in questi giorni con Giacarta gli estremi del nuovo accordo commerciale bilaterale (e in cui non mancano le pressioni ed i ricatti da parte del governo indonesiano proprio sull'olio di palma), viene consumata nella raffinazione di biodiesel.

Braccio di ferro tra Indonesia ed Ue sull'olio di palma

Una pratica che l'eurocamera vuole smettere di incentivare ritenendo la sua produzione non sostenibile a livello ambientale. 

Il no al bando di Italia e Spagna

Italia e Spagna si oppongono alla proposta di Strasburgo per una semplice ragione: sono i due paesi che più dipendono dall'olio di palma per la produzione di biocombustibili. Il 95% del biodiesel che si trova nelle pompe di benzina italiane viene da questa materia prima, in Spagna la quota è del 90%. Tanto per fare un esempio il terzo paese Ue nella classifica è l'Olanda, ferma però al 59%. Toglierne gli incentivi vuol dire dover ripensare la strategia italiana per far fronte agli impegni di riduzione delle emissioni nell'ambito dei trasporti.

La produzione in Italia è in crescita

La produzione italiana, oltre ad essere in controtendenza con il resto del vecchio continente, è anche in crescita. L'Eni ha infatti due delle sue raffinerie a combustibili fossili in bioraffinerie. E come se non bastasse, il “cane a sei zampe” ha annunciato di voler produrre in questi due complessi industriali, Porto Marghera e Gela, fino a 1 milione di tonnellate biocarburante entro la fine di quest'anno, in gran parte da olio di palma e in proporzione minore dal riciclo di olii di frittura e grassi animali.

Le minacce di Roma e Madrid ed i negoziati nella Ue

Non c'è quindi da stupirsi che Roma e Madrid facciano muro contro la proposta del Parlamento Ue. Le due capitali avrebbero anche chiesto al Consiglio "un parere giuridico" sul bando, considerandolo pregiudizievole alla loro produzione nazionale e, inoltre, "contrario alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio".

Secondo le carte del Consigio, altri 4 paesi - Germania, Polonia, Slovacchia e Lussemburgo - avrebbero una "posizione flessibile" sulla questione, mentre per gli altri Stati membri andrebbe bene la richiesta di bando per il 2021 avanzata da Strasburgo.

I negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue sul nuovo piano energetico per la prossima decade sono appena iniziati, l'intesa è attesa per prima dell'estate. Olio di palma permettendo. 

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