Centrale nucleare non a norma. Corte Ue: "Ma può restare accesa"

I reattori di un impianto in Belgio mantenuti in funzione in assenza di valutazioni di impatto ambientale, ma fermandoli il Paese avrebbe rischiato black-out. E i giudici propongono una sanatoria a posteriori

Il Belgio ha mantenuto in funzione due reattori nucleari in violazione delle normative comunitarie in tema di ambiente. Non ha condotto le dovute valutazioni di impatto ambientale (Via) prima di dare il via libera al prolungamento dell’attività, e pur tuttavia le centrali possono restare in funzione. A stabilirlo l’avvocato generale Juliane Kokott, che chiede alla Corte di giustizia dell’Ue di non spegnere l’unità 1 e 2 della centrale di Doel, al confine con i Paesi Bassi.

Il parere

In punta di diritto, Kokott ritiene che con l’adozione della legge di proroga del periodo di produzione industriale di energia elettrica da parte dei reattori 1 e 2 della centrale di Doel 1 e Doel 2, le disposizioni di diritto dell’Unione relative alle valutazioni dell’impatto ambientale “siano state violate”. Tuttavia non ritiene escluso che “sia possibile mantenere gli effetti della legge”, a determinate condizioni. E cioé: sanare a posteriori il vizio procedurale (effettuare quindi la Via in un secondo momento), che non vi siano ulteriori violazioni delle norme a quelli già registrati, che gli interessi pubblici “prevalgano” sull’obbligo di rispetto delle leggi ambientali. In questo caso la necessità di evitare black-out sarebbero proprio gli interessi pubblici oggetto di deroghe. 

Cause di forza maggiore

La ragione di agire in deroga agli obblighi europei sarebbe dettata dalla necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e l’erogazione di energia. In sostanza, dice l’avvocato generale, se il Belgio non avesse prolungato l’attività delle centrali il Paese sarebbe rimasto al buio. Motivazione che può dunque giustificare l’operato delle autorità belghe di agire illegalmente, a patto che conducano le valutazioni del caso, e che induce il giurista a chiedere alla Corte a concedere tempo ai belgi per mettersi in regola.

Si chiede in sostanza alla Corte di concedere al Belgio la possibilità di fare le valutazioni ambientali senza fermare i reattori di Doel. Se la Corte dovesse accogliere la richiesta dell’avvocato generale, l’Agenzia federale di controllo del nucleare (Afcn) dovrà fare i controlli e i rilievi del caso, e se così non fosse a quel punto i giudici belgi saranno costretti a chiedere lo stop degli impianti.

La dipendenza del Belgio dal nucleare

Doel è une delle due centrali nucleari attive in Belgio. E’ costituita da quattro reattori, realizzati tra il 1969 e il 1978. Ogni reattore è stato progettato per avere un ciclo di vita di 40 anni, e i reattori 1 e 2, i più vecchi, messi in funzione nel 1975, avrebbero dovuto cessare l’attività nel 2015. Invece vanno avanti. I reattori 3 e 4 termineranno i 40 anni di vita rispettivamente nel 2022 e nel 2025.

Le centrali nucleari del Belgio di Doel e Tihange continuano dunque ad essere nell’occhio del ciclone. Considerate vecchie e pericolose, in passato e ancor più recentemente hanno fatto discutere per la decisione delle autorità belghe di mantenerle in attività.

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Commenti (1)

  • Loro possono, no?

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