La Svezia restituisce agli indigeni Sami i loro diritti ancestrali

Una sentenza della Corte suprema stabilisce il loro controllo sulle terre in cui vivono, dandogli il potere di decidere sulla caccia alle renne e la pesca nella zona

EPA/Tamas Soki

Ci sono voluti trent'anni ma alla fine un gruppo di pastori indigeni ha vinto una battaglia legale che ha restituito loro i diritti esclusivi di caccia e pesca in una zona della Svezia artica, riappropriandosi così del controllo della loro tera ancestrale.

La sentenza

La corte suprema della Paese ha decretato che i diritti di caccia persi nel 1993 dovevano essere restituiti a Girjas Sameby, un villaggio abitato dalla popolazione Sami, i cui pastori pascolano renne su una striscia di 30 chilometri che si estende dal confine norvegese verso il Mare Baltico. Come racconta il Guardian i Sami hanno allevato renne nella Scandinavia settentrionale e sulla penisola russa di Kola per migliaia di anni. I cinque giudici hanno deciso all'unanimità che i diritti derivanti dall'uso storico del territorio da parte di questa popolazione indigena hanno sostituito i diritti più recenti concessi dallo Stato svedese.

La battaglia legale

Il villaggio di Girjas Sameby diede inizio alla sua battaglia legale nel 2009, sei anni dopo che una nuova legge sulla caccia aveva dato ai proprietari terrieri il diritto di decidere i diritti di caccia e pesca delle loro proprietà, portando a un significativo aumento di queste attività, ma così facendo hanno messo in pericolo gli allevamenti di renne e la loro utilità. Nella sua sentenza la corte suprema ha citato prove storiche che dimostrano che nella metà del 18esimo secolo ai Sami erano concessi diritti esclusivi sulla caccia e la pesca nei loro territori. "La nostra indagine mostra che la corona svedese, quando iniziò a incoraggiare la colonizzazione della Lapponia, era attenta a salvaguardare le opportunità dei Sami di caccia e pesca", hanno scritto i giudici nel giudizio che stabilisce che "i diritti di caccia e di pesca che i Sami nell'area avevano al tempo della legge del 1886 e le seguenti leggi sul pascolo delle renne sono stati trasferiti ai membri del distretto oggi".

Le discriminazioni

In passato la popolazione ha subito discriminazioni da parte dello stato svedese con l'Istituto di biologia razziale che negli anni Trenta effettuava umilianti esami fisici su uomini, donne e prelevava con la forza i figli dai genitori, inviandoli in collegi e impedendogli di parlare la loro lingua.

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