La Commissione dà il via libera a 3 nuovi Ogm, il Parlamento si oppone

L'eurodeputata della Gue Boylan: “Frustrante che Juncker dica che la procedura di autorizzazione non è democratica ma poi la utilizza sempre”

Il Parlamento europeo ha inviato un'obiezione alla Commissione Ue contro l'approvazione di tre nuovi organismi geneticamente modificati che saranno destinati alla commercializzazione e ad essere utilizzati nella catena alimentare in Europa. Si tratta della soia e della colza Ogm e del mais 1507. Secondo quanto spiegato dalla Sinistra Unita Gue in una nota le obiezioni sono formulate sull'assunzione che con la decisione la Commissione abbia ecceduto i propri poteri di attuazione, poiché le approvazioni avrebbero avuto luogo senza il debito esame da parte degli organi competenti e malgrado la chiara opposizione del Parlamento. 

"L'Europarlamento è bloccato sempre nella stessa storia, con gli europarlamentari che obiettano a sempre più autorizzazioni di Organismi geneticamente modificati”, e questa è “l'ennesima volta che obiettiamo ad una procedura autorizzativa”, afferma l'irlandese Lynn Boylan, secondo cui “è oltremodo frustrante avere una situazione in cui il presidente Juncker ammette che la procedura non è democratica, ma la Commissione non riesce a proporre un'alternativa credibile, utilizzando sempre e comunque il medesimo iter".

La questione dei comitati

A febbraio l'esecutivo Juncker ha proposto di rivedere in senso restrittivo la “procedura di comitato” o “comitologia”, la modalità di attuazione delle regole comunitarie attraverso speciali gruppo di lavoro (i comitati, appunto), formati dai rappresentanti di Commissione e Consiglio, con cui vengono prese anche importanti decisioni come quelle sull’autorizzazione degli Ogm.

Le decisioni vengono prese a maggioranza qualificata, con un voto differenziato tra le nazioni che dà più peso a quelle che hanno il maggior numero di abitanti, ad esempio il voto della Germania vale più di quello del Lussemburgo. Ma spesso sui proposte controverse alcuni Stati si astengono, rendendo impossibile raggiungere il quorum e lasciando alla Commissione il compito di doversi prendere la responsabilità della scelta, che spesso è impopolare. Juncker vorrebbe perciò escludere la possibilità di astensione in modo tale che ognuno sia obbligato ad assumersi le proprie responsabilità.

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