Dati vecchi e problemi di risorse, l'Italia non sa far fronte alle alluvioni

La Corte dei conti dell’Ue mette in evidenza le criticità del sistema Paese nella politiche di prevenzione e mitigazione del fenomeno

Foto Ansa PA/NATXO FRANCES

L’Italia è sempre più oggetto di fenomeni naturali estremi. Alluvioni e inondazioni sono sempre la naturale conseguenza delle ondate di maltempo, che lasciano dietro di sé danni e purtroppo anche vittime. Eppure, nonostante fenomeni divenuti oramai consueti, il sistema Paese ancora non riesce a gestire questi fenomeni. E dire che l’Unione europea dal 2007 ha aiutato gli Stati membri a mettere a punto politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi, con tanto di speciale direttiva sulle alluvioni.

L’Italia, però, la interpreta non proprio nel migliore dei modi. Anzi. La Corte dei conti europea, nella valutazione dell’attuazione della direttiva, mette in luce ritardi e criticità del Paese. Incapacità a quantificare le risorse di cui si dispone per promuovere politiche di messa in sicurezza del territorio, obiettivi di riduzione dei rischi che restano generici e non vengono adattati alle specificità del luogo, nessuna idea dei costi derivanti da cambiamenti climatici. Ecco la lista di criticità e ritardi dell’Italia nell’attuazione della direttiva alluvioni, come messo in luce dal rapporto della Corte dei conti dell’Ue. Una lista che non si ferma qui. L’Italia non fa analisi costi-benefici e non punta su progetti per infrastrutture verdi, che pure “costituiscono risposte efficaci al problema”. Insomma, a oltre dieci anni dall’approvazione della direttiva alluvioni, in Italia “sono necessari miglioramenti” nella sua attuazione. C’è ancora molto da fare.

Il nodo dei soldi

In Italia non si capisce quanto si può spendere per le politiche anti-alluvioni. Non è chiaro, inoltre, da dove provengano le risorse per attuare la direttiva del 2007. Nel distretto idrografico delle Alpi orientali in Italia, la Corte dei conti ha stimato “un divario di oltre 1,1 miliardi di euro, pari all’80%, tra la spesa pianificata e i finanziamenti disponibili”. Ancora, i piani di gestione del rischio di alluvioni esaminati “non hanno identificato le fonti di finanziamento disponibili”.

Dati non aggiornati

Le ricerche mostrano che i danni causati dalle alluvioni potrebbero aumentare fino a raggiungere 20 miliardi di euro all’anno negli anni 2020, 46 miliardi di euro negli anni 2050 e 98 miliardi di euro negli anni 2080. Il dato è legato all’accelerazione dei mutamenti climatici. Eppure gli Stati membri oggetto di analisi, Italia compresa, “non hanno potuto considerare l’impatto dei cambiamenti climatici su entità, frequenza e localizzazione delle alluvioni”. Una situazione che si potrebbe spiegare col fatto che tali Paesi (Austria, Bulgaria, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna) “hanno utilizzato, di norma, dati storici, con il rischio di non tener conto delle condizioni meteorologiche future o dei cambiamenti potenziali in termini di frequenza e gravità delle alluvioni”.

Troppo mattone, poche misure ‘green’

Ci sono diversi modi di gestione delle alluvioni. I soli metodi tradizionali di prevenzione non sono sufficienti, avverte l’organismo Ue. Si tratta delle cosiddette ‘misure grigie’, consistenti in dighe, canali e altri tipi di barriere. Queste andrebbero affiancate da ‘misure verdi’, quali pianure alluvionali o riconfigurazione dei corsi d’acqua. “In Italia, meno del 2% delle 469 misure applicabili riguardava infrastrutture verdi”, si rileva nella relazione.

Non c’è la cultura dell’assicurazione della casa

I fenomeni estremi in Italia aumentano, eppure gli italiani sembrano ancora preoccuparsene poco a giudicare da come non proteggono la propria casa. Nello Stivale soltanto l’1% circa delle abitazioni ha una polizza assicurativa contro il rischio di alluvioni. Il modello utilizzato maggiormente è quello dell’assicurazione privata non obbligatoria contro le alluvioni, nonostante esistano diversi modelli assicurativi (cogestiti con la partecipazione di enti pubblici o gestiti unicamente da questi ultimi).

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Commenti (1)

  • Hanno preso finanziamenti e li hanno rubati facendo carte false, non vedo altre spiegazioni.

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