Basta inceneritori, non servono (più). Ce lo chiede l'Europa

L’Italia è nel ‘G6’ europeo dello smaltimento alternativo alla discarica. Ma nonostante questo, continuiamo ad esportare rifiuti verso i termovalorizzatori nel Nord Europa. Un paradosso che la lobby del settore addebita alla carenza di impianti nel Mezzogiorno

Circa 80 milioni di tonnellate di rifiuti vengono bruciate ogni anni negli oltre 1600 impianti di incenerimento e co-incenerimento sparsi in tutta l'Unione europea. Tanto che il rischio è quello di una "sovra capacità". Ecco perché proprio la Commissione europea ha lanciato in questi ultimi anni un monito chiaro: dimenticate le discariche, e dimenticate pure gli inceneritori. Nella nuova Ue, quella del futuro, non serviranno più né le une né gli altri. O almeno, serviranno sempre meno, e dovranno per questo giocare un ruolo sempre più marginale. Un monito che in questi giorni potrebbe tornare utile nel dibattito italiano, tutto interno al governo Lega-Movimento 5 stelle, sul futuro della termovalorizzazione. Anche se c'è chi ricorda il "ritardo" del Mezzogiorno italiano in quanto a impianti. 

Parole d’ordine: recupero e riciclo

La strategia dell’Ue, e non da oggi, è ormai improntata a recupero e riciclo. Lo ha messo nero su bianco la Commissione e lo ha ribadito il Parlamento europeo in diverse risoluzioni. Rifiuti urbani, industriali, imballaggi: gradualmente, sempre meno, tutti questi scarti dovranno finire in discarica. E sempre gradualmente, sempre meno, dovranno finire bruciati. Il concetto di economia circolare è proprio questo: avere un sistema produttivo dove ogni cosa può essere rimessa in circolo in qualunque momento, sempre. Niente scarti, e quindi niente rifiuti.

Inceneritori solo per lo stretto necessario

Così come espresso nella comunicazione della Commissione Ue sul ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare, nella piramide rovesciata delle azioni da intraprendere in tema di gestione dei rifiuti, lo smaltimento è l’ultima opzione, quella più in basso. Prevenzione, recupero, riciclaggio, altro recupero sono le pratiche raccomandabili e raccomandate. Solo alla fine è previsto lo smaltimento, attraverso “termovalorizzazione per il trattamento dei rifiuti non riciclabili”. Impianti di incenerimento (per il solo smaltimento) e impianti di co-incenerimento (per utilizzo dei rifiuti come combustibili e fonte energetica).

Italia, già pronta per l’ultima fase del ciclo dei rifiuti

L’ultima valutazione sulla capacità di incenerimento dell’Agenzia ambientale europea (Eea) mette in luce come sei Stati membri dell’Ue – Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Regno Unito e Svezia – da soli contribuiscano ai due terzi della capacità totale di incenerimento. Complessivamente nell’Ue si contano 1.673 tra impianti di incenerimento e co-incenerimento. L’Italia da sola ne ospita il 7% (117), per una capacità di trattamento complessiva di quasi 10 milioni di tonnellate (5.189.184 per smaltimento puro, 3.561.335 tonnellate per produzione energetica).

La Penisola smaltisce tanto, eppure esporta molto

Nonostante l’Italia abbia impianti di termovalorizzazione e sia nel ‘G6’ europeo capacità di incenerimento, l’Italia vende all’estero quasi 10mila tonnellate di rifiuti da distruggere, e oltre 100mila tonnellate di rifiuti per combustibile. Segno che qualcosa nel modello tricolore non va. Vero è che l’Ufficio ambientale europeo (Ebb) nella sua valutazione sull’Italia si limita ad assegnare un giudizio neutro.

Italia già nei guai per le discariche

Il ciclo dei rifiuti non è mai stato virtuoso in Italia. Lo scorso maggio la Commissione Ue ha deferito il Paese alla Corte europea di Giustizia per non aver bonificato o chiuso 44 discariche di rifiuti non a norma in cinque regioni: Abruzzo (11 discariche), Basilicata (23), Campania (2), Friuli-Venezia Giulia (5) e Puglia (5). E ancora, l’Italia sta già pagando 120mila euro al giorno per il trattamento inadeguato dei rifiuti in Campania e 42,8 milioni di euro ogni sei mesi per non aver ancora chiuso tutte le discariche abusive, dopo due condanne della Corte di Giustizia pronunciate nel luglio 2015 per il primo caso e nel dicembre 2014 per il secondo.

E il Mezzogiorno?

Secondo la Commissione europea con le nuove politiche (circolare e sostenibile) gli inceneritori arriveranno a perdere la loro funzione. Ma c'è un pero' e riguarda il Sud Italia. Nella stessa comunicazione della Commissione del 2017 sul ruolo della trasformazione dei rifiuti in energia nell'economia circolare, Bruxelles mette in evidenza come “le zone meridionali e orientali dell'Ue sono praticamente prive di capacità di incenerimento dedicato e sono altamente dipendenti dalle discariche”.

Una realtà vera anche per l’Italia, dove sono appena sette le infrastrutture di incenerimento nel Mezzogiorno. Per Eswet, l'associazione europea dell'industria dei termovalorizzatori, in queste aree "il ricorso alla termovalorizzazione è probabilmente destinato a crescere per sostenere la riduzione dei rifiuti e l'incenerimento resta una scelta obbligata per certi tipi di materiali come alcune plastiche". 

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