Ilva, la denuncia dell’eurodeputata D’Amato: “Stagno oltre i limiti nelle aree bonificate, si faccia luce”

Lo studio commissionato dalla parlamentare M5S nel quartiere Tamburi: "Terreno che si sta utilizzando per sostituire quello contaminato non è conforme"

Lo stabilimento Ilva visto dai tetti del quartiere Tamburi / ANSA / CIRO FUSCO

Lo scorso agosto la denuncia di cittadini e attivisti sugli odori “nauseabondi” che provenivano dalle zone bonificate del quartiere Tamburi, a Taranto, a due passi dall’Ilva. Adesso, arrivano i dati di uno studio commissionato dall’eurodeputata M5s Rosa D’Amato: “Le bonifiche sono in corso, ma il terreno che si sta utilizzando per sostituire quello contaminato non è conforme a quanto richiesto dalla normativa, perché presenta valori di stagno non compatibili con la destinazione di area a verde o residenziale”. Valori che hanno spinto D’Amato a presentare un esposto alla questura. 

“Lo scorso agosto –  spiega D’Amato – ci furono segnalazioni di cittadini e portavoce M5s di Taranto.  Comune e Arpa tranquillizzarono la popolazione ma le lagnanze dei cittadini sono proseguite. Abbiamo così commissionato delle analisi sui terreni e i risultati avallano i nostri dubbi: pensiamo sia fuori norma la concentrazione di stagno, ad esempio. Gli odori forti hanno una chiara origine? Si indaghi sulle procedure, norme alla mano”.

I dati

Stando ai dati in possesso dei 5 Stelle, “le analisi di questi terreni hanno dimostrato che il livello di stagno rilevato è di 5,24 mg/kg mentre il limite stabilito dalla normativa per i siti destinati a verde pubblico, privato e residenziale, come quello in cui si stanno facendo le bonifiche, è 1 mg/kg”. In altre parole, il nuovo terreno frutto dei lavori di bonifica sarebbe fuori norma. 

Per questo, D’Amato chiede si faccia luce, per capire “se questa situazione sia potenzialmente pericolosa per ambiente e cittadini”, e “di accertare se ci siano stati responsabilità da parte di qualcuno”.

Gli esuberi

L’iniziativa M5s arriva nei giorni della mobilitazione degli operai dell’Ilva contro il piano di esuberi annunciato da ArcelorMittal, il colosso dell’acciaio che ha acquisito lo stabilimento. “Nessuno scenda dal pero adesso – attacca D’Amato - Sapevamo dove ci stesse portando il governo, e da sempre diciamo che la vendita è una presa in giro per tutti, lavoratori e cittadini. La chiusura dell’Ilva è l’unica strada per bonifiche serie e vere, per non far perdere posti di lavoro, per ricollocare a lungo termine con politiche serie e finanziabili di riconversione del territorio adesso inquinato”.
 

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