Idrogeno al posto del gas: il piano della Germania da 5 miliardi

Il governo tedesco punta a decarbonizzare una parte delle sue forniture energetiche per le esigenze di trasporti e industrie. Mentre il Belgio sta realizzando la prima centrale che converte l'energia prodotta dalle pale eoliche

Una centrale a idrogeno ibrida in Germania

L'Unione europea ha già da tempo indicato nell'idrogeno una delle fonti di energia, potenzialmente "verdi", su cui investire nell'immediato futuro e per la nuova Commissione dovrebbe essere uno dei perni del Green deal. Un piano in tal senso dovrebbe venire presentato nel 2021, quando la presidenza di turno dell'Ue sarà in mano al governo tedesco. E proprio la Germania ha deciso di anticipare i tempi puntando con forza sul "gas privo di Co2" con un pacchetto di misure da circa 5 miliardi.

L'obiettivo è alimentare il settore dei trasporti e quello industriale con fonti di energia sostenibili. E l'idrogeno, almeno quello "pulito", è uno di questi. Secondo il progetto di Berlino, entro il 2030 almeno il 20% dell'idrogeno tedesco dovrà essere prodotto da energie rinnovabili. "A tale scopo dovranno essere costruiti da tre a cinque gigawatt di elettrolizzatori", scrive Euractiv. In contemporanea, verranno ampliate le infrastrutture per i rifornimenti con 3,4 miliardi di investimenti. E un altro miliardo andrà alle attività di ricerca.  

I problemi da affrontare, pero', non sono pochi. Innanzitutto, non tutti nel governo tedesco sono fan dell'idrogeno: il ministro dell'Ambiente, per esempio, si è detto contrario al suo uso nei trasporti, uno dei punti deboli della Germania che mira alla rivoluzione ecologica, visto che  la sua potente industria automobilistica deve fare i conti con la dipendenza dal diesel.

Inoltre, bisogna capire come trasportare l'idrogeno in giro per il Paese. L'associazione tedesca di settore ha proposto di utilizzare una rete di 5.900 km, costituita per il 90% da condotte e serbatoi di stoccaggio già esistenti, ossia quelli per il gas naturale. Le organizzazioni ambientaliste vedono in questo piano un doppio rischio: da un lato, temono che con la scusa dell'idrogeno "verde" si continuino a finanziare progetti sui gas fossili (cosa che tra l'altro è già in corso in tutta l'Ue, nonostante il Green deal). Dall'altro, ci sono dubbi sul fatto che i gasdotti, anche quelli di ultima generazione, siano adatti al trasporto dell'idrogeno. Sempre, infine, che l'idrogeno diventi un giorno realmente "verde". 

Allo stato attuale, l'industria utilizza ancora il cosiddetto "idrogeno grigio" prodotto da gas naturale. "L'idrogeno verde proveniente da elettricità puramente rinnovabile è più costoso ed estremamente dispendioso in termini energetici, con perdite di energia che arrivano fino a tre quarti", scrive sempre Euractiv.

I fan dell'idrogeno, pero', non temono le critiche. E guardano ai nuovi progetti come quello allo studio nella città di Ostenda in Belgio: qui, nel 2022, dovrebbe sorgere un impianto che trasforma l'energia prodotta dalle pale eoliche offshore del mare del Nord in idrogeno. Non a caso, la Germania avrebbe già stretto accordi con il governo belga per la fornitura di questo gas ecologico. Ma l'eventuale apporto della centrale di Ostenda non basterà.

Ecco perché, si legge nella bozza di progetto del governo tedesco, "gran parte della domanda futura di idrogeno privo di Co2 o neutro di Co2 dovrà essere importato". A tal fine, si dovranno concludere "partenariati energetici" con altri Paesi. Secondo il Der Tagesspiegel, la Germania avrebbe già firmato un accordo di cooperazione con il Marocco. 

Al netto dei buoni propositi, resta il fatto che l'idrogeno non sarà certo una panacea per chiudere con la stagione dei combustibili fossili. E ci vorrà tempo, ben oltre il 2030, prima la Germania, cosi' come l'Ue, tagli i ponti con il gas naturale. 

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