Il gotha dell'economia mondiale come Greta: azione sul Clima è la priorità

Nel Global Risk Report pubblicato dal World Economic Forum per la prima volta nella top five dei rischi globali ci sono tutti temi ambientali, che fanno più paura delle armi distruzione di massa

Foto Ansa Alessandro Di Marco

L'azione per fermare i cambiamenti climatici deve diventare una priorità dei leader mondiali. A dirlo questa volta non è però la giovane Greta Thunberg ma il gotha dell'economia mondiale.

Il report

Nella classifica contenuta nel Global Risk Report 2020, il rapporto sui rischi globali che viene pubblicato prima del World Economic Forum, che si terrà quest'anno a partire dal 21 gennaio a Davos in Svizzera, per la prima volta sono tutti ambientali i temi che destano allarme. Ad occupare la top five, nel documento che finirà anche sul tavolo dei leader mondiali, sono infatti: eventi meteorologici estremi, fallimento nel mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, grandi catastrofi naturali (terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, tempeste geomagnetiche), grave perdita di biodiversità e collasso dell'ecosistema, danni ambientali e disastri causati dall'uomo. E nella classifica della gravità per gli impatti previsti nei prossimi 10 anni, il clima batte le armi di distruzione di massa. In questa top five ci sono infatti, nell'ordine: fallimento nel mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, armi di distruzione di massa, grave perdita di biodiversità e collasso dell'ecosistema, eventi meteorologici estremi e crisi idriche.

Cooperazione necessaria

La polarizzazione economica e politica è “destinata ad aumentare quest'anno”, mentre “la collaborazione tra leader, aziende e policy maker di tutto il mondo si è resa più necessaria che mai” afferma lo studio. "Il panorama politico è polarizzato, il livello dei mari si sta innalzando e il cambiamento climatico è ormai una realtà. Il 2020 deve registrare la cooperazione dei leader mondiali con tutti i settori della società, al fine di sanare e rafforzare i nostri sistemi di collaborazione, non solo per ottenere un vantaggio nel breve termine ma per poter affrontare i rischi comuni più profondamente radicati", ha dichiarato Børge Brende, presidente del World Economic Forum.

I giovani i più impauriti

Il rapporto si basa su un'indagine ad opera di oltre 750 tra esperti e decisori politici da tutto il mondo, a cui è stato chiesto di classificare le loro maggiori preoccupazioni in termini di probabilità e impatto. Per le generazioni più giovani, lo stato del pianeta è perfino più preoccupante. Il rapporto evidenzia che le persone nate dopo il 1980 classificano i rischi ambientali con maggiore gravità rispetto agli altri intervistati, nel breve e lungo termine. Circa il 90% dei più giovani ritiene che le "ondate di caldo estremo", la "distruzione degli ecosistemi" e le "conseguenze sanitarie dell'inquinamento" peggioreranno nel 2020, rispetto al 77%, 76% e 67% rispettivamente delle altre generazioni. Inoltre, i più giovani ritengono che entro il 2030 l'impatto dei rischi ambientali sarà più probabile e catastrofico.

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