Glifosato, uno studio lancia l'allarme: “Potrebbe provocare anomalie nei neonati”

Presentati al Parlamento europeo i primi risultati di una ricerca dell'Istituto Ramazzini secondo cui anche nelle quantità consentite l'erbicida potrebbe provocare danni: "Non esistono dosi sicure"

L'eurodeputato dei Verdi Marco Affronte

Mettere dei limiti all'utilizzo del glifosato potrebbe non bastare a evitare ogni rischio per la salute umana. Lo rivelano i primi risultati di uno studio svolto dall'Istituto Ramazzini e presentato al Parlamento europeo, che afferma che il prodotto potrebbe provocare anomalie nei nascituri.

"Non esistono dosi sicure"

Lo studio punta a monitorare per oltre due anni diversi parametri rilevanti per la salute umana, dagli effetti sullo sviluppo, alla neurotossicità, all’interferenza endocrina e infine anche alla cancerogenicità, e punta a concludersi prima del prossimo processo di rinnovo dell’autorizzazione previsto nel 2022. La prima fase sperimentale di questa ricerca si è già svolta a partire dal 2016 e ha dato risultati che destano preoccupazione. “Il glifosato e i suoi formulati, anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve (in termini di età equivalente nell’uomo, dalla vita embrionale ai 18 anni di età), sono in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo”, ha spiegato agli eurodeputati la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini. L'erbicida e un suo formulato, il Roundoup della Monsanto, è stato testato con dosi corrispondente a quella giornaliera attualmente consentita negli Stati Uniti (pari a 1,75 mg/Kg/bw).

Donne più a rischio

Lo studio, che è stato condotto con il contributo di diversi centri di ricerca italiani e statunitensi (l’Università di Bologna, l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai Ichan School of Medicine, New York, e la George Washington University di Washington), ha evidenziato che c'è stata un’alterazione dello sviluppo sessuale soprattutto nelle femmine trattate. I test, svolti su topi, hanno evidenziato alterazioni “statisticamente significative” del microbioma intestinale, in particolare durante il periodo dello sviluppo. Il glifosato è stato somministrato agli animali per un periodo di tre mesi disciolto nell'acqua.

Dagli Stati Ue ok al rinnovo del glifosato

Pur non essendo venuti direttamente a contatto con il principio attivo, i ricercatori hanno osservato nei ratti neonati effetti significativi e potenzialmente dannosi a carico del microbioma intestinale. "L'alterazione del microbioma è stata associata a una serie di conseguenze negative sulla salute, come obesità, diabete e problemi immunologici" ha commentato Daniele Mandrioli, coordinatore dell’attività di ricerca dell'Istituto Ramazzini, sul Guardian, rivelando come l’esposizione delle madri al glifosato potrebbe alterare anche il normale livello degli ormoni sessuali, provocando anomalie anatomiche nei figli.

L'indipendenza degli studi scientifici

“È essenziale che nel processo di valutazione della pericolosità delle sostanze per le quali viene chiesta l’autorizzazione all’uso o alla commercializzazione in Europa gli studi scientifici indipendenti assumano un’importanza molto superiore agli studi sponsorizzati da aziende. Oggi non è così, e questo possibile conflitto di interessi rischia di inquinare i risultati”, ha affermato Marco Affronte. L'eurodeputato dei Verdi si è detto convinto che “quando escono alla luce del sole casi come quelli delle pagine della re-autorizzazione del Glifosato interamente copiate dall’application della stessa Monsanto è ovvio che allontaniamo le persone dalla politica e li induciamo a non fidarsi di quanto viene deciso a Bruxelles”.

La diatriba sull'Efsa

Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”, mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ha stabilito che “il pericolo cancerogeno per l’uomo è improbabile”. Una valutazione del glifosato da parte l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti è attualmente in corso, ma intanto nel novembre del 2017 gli stati dell’Unione europea hanno rinnovato per cinque anni la licenza d’uso per il glifosato, scatenando polemiche tra gli ambientalisti che hanno accusato Bruxelles di aver copiato gli studi della Monsanto, che commercializza il prodotto, nelle sue valutazioni.

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