"Il gasdotto Tap non andava finanziato", il Parlamento Ue approva relazione M5s

I deputati hanno adato l'ok a una relazione sulla Banca europea degli investimenti, partecipata dagli Stati membri, in cui si chiede di indirizzare le risorse a progetti sostenibili e alle pmi. "Il contrario di quanto fatto con il prestito al Transadriatic pipeline", dicono i 5 stelle Valli e D'Amato

Il Parlamento europeo “esprime preoccupazione per il finanziamento da parte della Bei”, la Banca europea per gli investimenti, del progetto del Tap, il “gasdotto transadriatico che non rispetta, in misura diversa nei paesi di transito (Grecia, Albania a Italia, le norme ambientali e sociali minime”. E’ quanto si legge nella relazione annuale sul controllo delle attività finanziarie della Bei scritta dal Movimento 5 stelle e approvata dall’aula del Parlamento europeo, riunito oggi in sessione plenaria a Bruxelles.

Progetto "non idoneo"

Nella relazione, si esprime una ferma condanna nei confronti del Tap, “ritenuto non idoneo per un investimento da parte della Bei”. Un progetto, dice il Parlamento europeo, che non “dovrebbe essere preso in considerazione a fini di finanziamento da qualsiasi banca che aspiri a investimenti responsabili sul piano sociale e ambientale”.

Maggiori risorse per pmi

La relazione, in linea generale, sottolinea la necessità per la Bei di promuovere attività finanziariamente sostenibili, puntando maggiormente sulla piccole e medie imprese. “Con questo atto, chiediamo maggiori risorse per le Pmi, più trasparenza sugli appalti e maggiore addizionalità ambientale e sociale per i progetti finanziati – dice Marco Valli, eurodeputato M5s e autore della relazione – La relazione tra l’altro critica direttamente il prestito al Tap, progetto che non andrebbe finanziato specialmente da una banca pubblica. Auspichiamo che la Bei segua con attenzione le indicazioni del Parlamento”.

"Stop a finanziamenti all'industria fossile"

Soddisfatta anche l’eurodeputata pugliese del M5s, Rosa D’Amato: “Da tempo chiedo alla Bei di rivedere le sue scelte in tema di finanziamento all’industria fossile e in particolare al Tap – dice – Ma la banca si è ostinata a voler finanziare il gasdotto nascondendosi dietro il paravento dell’approvvigionamento di gas, che non è certo una fonte rinnovabile, senza tenere debitamente conto delle esternalità sociali, economiche e ambientali e infischiandosene dei potenziali rischi per la popolazione locale”, conclude D’Amato.   

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Commenti (1)

  • chissà come la prenderà calenda

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