"I 5 big del petrolio hanno speso 251 milioni per fare pressioni sull'Ue"

E' quanto emerge dal registro di trasparenza dell'Unione, che monitora le attività e gli incontri delle lobby con le istituzioni europee. Nei giorni scorsi, la Commissione ha annunciato che manterrà i finanziamenti per il gas naturale

Ben 251 milioni di euro investiti negli ultimi anni per fare pressioni sulle istituzioni dell'Unione europea e in particolare sulle sue politiche climatiche. A tanto ammonta la spesa sostenuta dal 2010 a oggi dai 5 big mondiali del petrolio e del gas, ossia BP, Shell, Chevron, ExxonMobil e Total, per le attività di lobbying a Bruxelles e Strasburgo. A rivelarlo una ricerca condotta da alcune ong sulla base dei dati del registro di trasparenza della stessa Ue.

Il registro è stato introdotto dall'Unione proprio per monitorare incontri e attività delle lobby che riguardano le istituzioni europee. Tra i dati, c'è una stima di quanto è stato investito dalle singole organizzazioni per fare pressioni sull'Ue. Cosa assolutamente legale, anche se comporta dei rischi chiari dal punto di vista etico. Ecco perché qualche tempo fa, 200 ong ambientaliste hanno lanciato un appello all'Ue affinché si stabiliscano delle norme ancora più chiare e stringenti per proteggere le istituzioni europee dalle pressioni delle lobby del fossile. 

Secondo il rapporto di Corporate Europe Observatory, Food & Water Europe, Friends of the Earth Europe e Greenpeace, le 5 compagnie più importanti al mondo del settore del petrolio e del gas hanno investito tra il 2010 e il 2018 una somma pari a 123 milioni di euro, a cui aggiungere altri 128 milioni attraverso società controllate e lobby create ad hoc. In totale, la spesa ammonta a 251,3 milioni. 

Per i ricercatori, pero', questa sarebbe solo la punta dell'iceberg, poiché, a loro giudizio, le dichiarazioni usate per il registro di trasparenza sarebbero spesso incomplete. La relazione non esamina inoltre le spese di lobbying da parte di ciascuna società relative ai parlamenti e alle istituzioni nazionali, che indirettamente hanno un peso sulle scelte di Bruxelles.

L'analisi del registro pubblico degli incontri della Commissione europea mostra che le compagnie petrolifere e i loro gruppi industriali impiegano 200 lobbisti a Bruxelles, i quali hanno tenuto 327 riunioni con i funzionari della Commissione europea a partire dal 2014, ossia da quando Jean-Claude Juncker è entrato in carica. In pratica, si tratta di più di una riunione a settimana. Nello stesso arco di tempo, rivela il report, i profitti dei 5 big del fossile sono saliti costantemente superando gli 82 miliardi di dollari nel 2018. 

Per Pascoe Sabido, ricercatore presso il Corporate Europe Observatory, non ci sono dubbi sul fatto che l'attività delle lobby petrolifere abbia avuto successo nell'influenzare l'Ue: "I grandi inquinatori come Shell, BP e le loro lobby - spiega al Guardian - hanno ritardato, indebolito e sabotato l'azione dell'Ue sull'emergenza climatica grazie alle loro spese ingenti". Una conferma indiretta, secondo le ong, arriverebbe dalla recente decisione della Commissione europea di confermare i finanziamenti al gas naturale. Una decisione che ha di fatto bloccato la proposta della Bei, la banca europea per gli investimenti, di escludere tutte le fonti fossili di energia dai suoi programmi di investimento. 

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