Fognature, l'Ue denuncia l'Italia: rischiamo di pagare 2 milioni di euro ogni settimana

La Corte Ue ha avviato una causa per sanzionare il governo per inadempimenti nel trattamento e nello scarico delle acque reflue. Se condannato, il paese dovrà versara circa 350mila euro al giorno finché il problema non sarà risolto

ANSA/GREENPEACE

Le fogne italiane non funzionano. E adesso rischiano di costarci caro, carissimo. La Corte di giustizia dell'Unione europea, infatti, su richiesta della Commissione Ue, ha avviato una causa per sanzionare il nostro paese per inadempimenti nel trattamento e nello scarico delle acque reflue. Secondo gli ultimi dati forniti da Bruxelles, oltre 6 milioni di cittadini italiani non hanno servizi fognari adeguati, con rischi significativi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino. Se i giudici di Lussemburgo decideranno di punirci, la sanzione sarà pesantissima: 346.922,40 euro al giorno finché il problema non sarà risolto, a cui aggiungere un importo totale minimo di 62.699.421,40 euro per il passato. 

La direttiva

Già, il passato: la vicenda risale infatti a quasi vent'anni fa. Stando a una direttiva europea degli anni '90, che ha introdotto standard più elevati per assicurare il corretto funzionamento dei sistemi di trattamento e scarico delle acque reflue urbane, l'Italia avrebbe dovuto adeguare i sistemi fognari deegli agglomerati urbani con un numero di abitanti superiore ai 15mila abitanti entro il 2000. Al dicembre 2016, la questione non era ancora stata affrontata in 80 agglomerati, che contano oltre 6 milioni di abitanti e sono situati in diverse regioni italiane: Abruzzo (1 agglomerato), Calabria (13 agglomerati), Campania (7 agglomerati), Friuli Venezia Giulia (2 agglomerati), Liguria (3 agglomerati), Puglia (3 agglomerati) e Sicilia (51 agglomerati). 

La procedura d'infrazione

La Commissione aveva avviato una procedura di infrazione contro l'Italia nel 2009 per il mancato rispetto delle norme e la Corte di giustizia aveva dato ragione all'esecutivo comunitario. Dopo nuove verifiche, "la Commissione ritiene che persista, quantomeno in parte, l'inadempimento dell'Italia accertato dalla citata sentenza". La Commissione quindi si è nuovamente rivolta alla Corte, questa volta per far condannare l'Italia al pagamento di sanzioni pecuniarie. Che potrebbero essere, come detto, molto pesanti.

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