Fognature, in Italia 74 Comuni hanno reti inquinanti: arriva la multa Ue

Il nostro paese pagherà un’ammenda di 25 milioni di euro, a cui si aggiungeranno 30 milioni ogni sei mesi finché non si adeguerà alla normativa comunitaria sulle acque reflue urbane. Che risale al 1991

Non possiamo dire che non eravamo stati avvertiti: era il luglio del 2012 quando la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che 109 Comuni italiani avevano reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e i relativi sistemi di trattamento non a norma. Ossia inquinanti. La legge violata risale persino al lontano 1991. Ma nonostante tutto questo tempo, la situazione non è cambiata, se non di poco: gli agglomerati non a norma sono scesi a 74. Ma questo non è bastato a evitare la multa Ue: un’ammenda di 25 milioni di euro, a cui si aggiungeranno 30 milioni da sborsare ogni sei mesi finché i Comuni non si adegueranno alla normativa comunitaria.

La sentenza

A stabilirlo è stata la Corte di giustizia dell’Ue, che ha accolto la richiesta della Commissione europea. La Corte, si legge in una nota “ritiene che l’inadempimento dell’Italia, oltre ad esser durato quasi sei anni, sia particolarmente grave per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane sono idonee ad arrecare pregiudizio all’ambiente”. I giudici sottolineano che “il numero di agglomerati per i quali l’Italia non ha fornito la prova dell’esistenza di sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane conformi alla direttiva (74 agglomerati) è significativo, sebbene tale numero sia stato ridotto rispetto a quanto constatato nella sentenza del 19 luglio 2012 (all’epoca, 109 agglomerati)”. Inoltre, la Corte ricorda “che la messa in conformità dei sistemi di raccolta e di trattamento secondario delle acque reflue urbane di alcuni agglomerati con le disposizioni della direttiva avrebbe dovuto essere realizzata al più tardi il 31 dicembre 2000”.

Date tali circostanze, la Corte “considera appropriato condannare l’Italia a pagare, a favore del bilancio dell’Unione”, una penalità di 30 milioni “per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012”, oltre a “una somma forfettaria di 25 milioni al fine di prevenire il futuro ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione”.
 

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