Acque torbide, le falde italiane tra le più inquinate d'Europa

Un report dell'agenzia dell'ambiente Ue afferma che siamo al di sotto della media comunitaria, solo il 58% sono in buono stato. In Europa oltre la metà di laghi e fiumi sono inquinati, il commissario Vella: "Servono sforzi da parte di tutti"

Le falde acquifere italiane sono troppo inquinate e il nostro Paese è pesantemente sotto la media europea. Lo rivela un rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) secondo cui nell'Ue il 74% delle acque sotterranee è in buono stato dal punto di vista chimico mentre nella Penisola solo il 58%. Lo studio fornisce una valutazione aggiornata dello stato di salute di oltre 130mila corpi idrici superficiali e sotterranei monitorati dagli Stati membri dell'Ue, sulla base dei dati acquisiti e riportati da oltre 160 piani di gestione dei bacini idrografici 2010-15.

Secondo il report nelle acque di superficie l'Italia è, seppur leggermente, messa meglio degli altri partner europei, ma anche qui i dati sono poco confortanti. Nel nostro Paese il 41% dei bacini monitorati presenta uno status ecologico buono o elevato, contro il 39% della media Ue. Secondo lo studio lo stato delle acque di superficie è 'povero' (11%) o 'cattivo' (3%), mentre il 26% è moderato. Per quanto riguarda le falde invece è stato segnalato come in uno stato 'povero' ben il 34% dei corpi idrici monitorati. A libello europeo particolari problemi sono stati riscontrati nelle aree densamente popolate del centro-nord Europa (Benelux e Germania settentrionale) e del Regno Unito.

Il commissario Ue per l'Ambiente, Karmenu Vella, ha affermato che dal 2010 c'è stato un leggero miglioramento della qualità delle acque dolci "ma c'è molto lavoro ancora da fare prima che laghi, fiumi, acque costiere e corpi idrici sotterranei siano in buono stato", ha aggiunto spiegando che "affrontare l'inquinamento che deriva dall'agricoltura, dall'industria e dalle città richiede sforzi congiunti da parte di tutti in Europa". "Questo rapporto mostra che non siamo ben lontani dal fermare la perdita di biodiversità entro il 2020", ha affermato Andreas Baumueller, a capo del dipartimento Risorse naturali del Wwf europa. Per l'ambientalista lo studio "è solo un altro sintomo che non raggiungeremo gli obiettivi stabiliti dai capi di stato”, e che anche se “la legislazione esiste sotto forma di direttiva quadro sulle acque dell'Ue, manca chiaramente la volontà politica per farla funzionare".

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