"Europa a zero emissioni entro il 2050". Ma il piano di Bruxelles non convince gli ambientalisti

Dalla Commissione semaforo verde alla strategia per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C. Adesso la parola agli Stati membri. La Polonia contro i tagli ai combustibili fossili

Dire basta alle attività umane che contribuiscono a cambiare il clima e aprire la strada a un uso più efficiente dell’energia che possa aprire la strada a nuove opportunità di lavoro ecosostenibile. Con questi obiettivi la Commissione europea intende mettere a punto una strategia di lungo periodo per abbattere le emissioni di gas serra in atmosfera. I traguardi di graduale riduzione della Co2, ai quali ci siamo abituati negli ultimi anni, saranno dunque sostituiti da un progetto semplice a dirsi, ma molto ambizioso da realizzare. Zero emissioni, appunto, entro il 2050. 

"Il rinnovato impegno della Commissione in campo ambientale e energetico - scrive Bruxelles - è in sintonia con gli impegni presi dal Consiglio europeo nel marzo scorso e dagli obiettivi stabiliti dall'accordo di Parigi per mantenere l'aumento di temperatura ben al di sotto di 2°C. Gli sforzi delle istituzioni internazionali sono finalizzati a mantenere tale valore a 1,5°C".

Le paure dei cittadini

I cittadini europei iniziano ad avere una sensibilità particolare sui temi di carattere ambientale. Secondo i più recenti sondaggi pubblicati dall’Eurobarometro, il 93% degli europei ritiene che il cambiamento climatico sia provocato dalle attività umane e l'85% concorda sul fatto che la lotta al cambiamento climatico e un uso più efficiente dell'energia possano creare crescita economica e posti di lavoro in Europa.

“Non è possibile vivere in sicurezza su un pianeta in cui il clima è fuori controllo”, ha commentato il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič, numero uno del dicastero europeo dell’energia. “Negli ultimi anni abbiamo dimostrato come sia possibile ridurre le emissioni - ricorda il commissario - creando al contempo ricchezza e nuovi posti di lavoro di qualità a livello locale e migliorando la qualità della vita dei cittadini”. “La nostra strategia dimostra ora che è realistico rendere l'Europa prospera e a impatto climatico zero entro il 2050, senza lasciare indietro nessun cittadino o regione europea”, conclude Šefčovič.

Entro la fine del 2018 gli Stati membri presenteranno alla Commissione i rispettivi piani nazionali per il clima e l'energia, sia per mantenere gli impegni presi per i prossimi anni, ma anche per esporre la strategia nel lungo periodo. 

I dubbi degli Stati e degli ambientalisti

Il piano di Bruxelles si scontra con un doppio scetticismo, quello di chi chiede che l'obiettivo "emissioni zero" sia raggiunto un decennio prima, nel 2040. E quello di chi invece vorrebbe un cammino più lento. Tra questi ultimi, c'è la Polonia, che dipende ancora dal carbone e si oppone a restrizioni ancora più severe sull'uso dei combustibili fossili. Ma anche in Germania l'industria automobilistica teme un forte contraccolpo, soprattutto dopo lo scandalo Dieselgate.

Tra gli Stati membri più a favore dei tagli c'è l'Italia, che insieme al tri 9 Paesi Ue, tra cui Danimarca, Svezia e Spagna, ha scritto una lettera all'Ue chiedendo una "chiara direzione" verso il target zero emissioni. Tra gli ambientalisti, lo scetticismo riguarda soprattutto i target intermedi, in particolare quello per il 2030: "Occorre ridurre le emissioni in modo più sostenuto già nel prossimo decennio e arrivare a zero emissioni entro il 2040", dicono dal Climate Action Network Europe.

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