Dissesto idrogeologico: dall’Ue 1,6 miliardi in 14 anni. Ma ne abbiamo spesi appena il 20% 

Secondo i dati del ministero per la Coesione territoriale, dal 2007 a oggi gli interventi per la mitigazione del rischio programmati dalla regioni italiane sono stati quasi 700. Ma quelli conclusi sono meno della metà

Dopo le tragedie che hanno colpito un po’ tutta l’Italia, torna in auge, come succede ogni anno, il tema della lotta contro il dissesto idrogeologico dei nostri territori. E dai partiti della maggioranza a quelli dell’opposizione, l’appello che si rivolge all’Unione europea è di sbloccare le risorse del Fondo di solidarietà, già utilizzato dal nostro Paese in passato per l’alluvione in Veneto, per esempio. Mentre il ministro Matteo Salvini annuncia il suo impegno a trovare i fondi per mettere in sicurezza il territorio, “sperando che non ci arrivino letterine di richiamo” da Bruxelles. In effetti, di lettere dall’Ue in tema di dissesto idrogeologico ce ne sono arrivate in questi anni. E non per fermare la spesa, semmai per accelerarla. 

Già, perché dal 2007 a oggi, secondo i dati del ministero per la Coesione, le regioni italiane hanno presentato circa 700 interventi per la messa in sicurezza del territorio nell’ambito dei programmi Fesr 2007-2013 e 2014-2020. Ma ne hanno conclusi appena 333, meno della metà, per un ammontare di pagamenti ricevuti che si aggira sui 320 milioni di euro. Se si guarda alle risorse stanziate nel vecchio Fesr e a quelle programmate fino al 2020, l’Italia dovrebbe spendere entro quella data 1,6 miliardi di fondi europei. In sostanza, siamo a poco meno del 20%. 

La Sicilia, che in questi giorni ha visto morire nell’esondazione di fiumi 12 persone, ha presentato dal 2007 a oggi 288 progetti per la mitigazione del rischio idrogeologico. Ma ne ha portati a termine appena 45. In Puglia, su 70 progetti solo 21 sono stati chiusi. In Campania su 49 appena 11. Lo stesso numero in Calabria, ma su 62 progetti presentati. 

Insomma, le risorse europee che chiede l’Italia ci sono già. Il problema è che non riesce a spenderle. C’è chi punta il dito contro le difficoltà dei Comuni e delle Regioni di trovare i fondi necessari al cofinanziamento dei progetti europei. E anche per questo, da anni politici di diversa provenienza chiedono a Bruxelles di non considerare le spese per la lotta al dissesto idrogeologico nel calcolo del deficit (in modo da non far sforare i limiti del Patto di stabilità).

Se poi a queste risorse si vuole aggiungere il Fondo di solidarietà dell’Ue, istituito per far fronte a catastrofi naturali, Bruxelles si dice pronta a valutare la richiesta italiana. Del resto, dei 5,2 miliardi stanziati dal 2002 a oggi dalla Commissione europea per questo fondo, ben 2,5 miliardi (ossia quasi la metà) sono andati al nostro Paese. E tra queste risorse, oltre 100milioni sono stati spesi per far fronte alle alluvioni in Veneto (2010), Liguria e Toscana (2011) e Sardegna (2014).   

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