"Dieselgate, l'Ue nasconde i dati": ong italiana fa ricorso alla Corte di Lussemburgo

Gli ambientalisti di ClientEarth chiedono alla Corte di Giustizia Ue l’annullamento della clausola di riservatezza sulle emissioni dei nuovi modelli: “Le autorità di omologazione possono essere inaffidabili, serve trasparenza”

EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Non basta la riformare delle regole che l'Unione europea ha messo a punto per evitare nuovi scandali Dieselgate. A questa deve essere accompagnata una maggiore trasparenza per fare in modo che il controllo sull'operato delle autorità di omologazione, che devono testare i livelli di emissione delle nuove automobili immesse sul mercato, sia collettivo. La Ong ambientalista ClientEarth ha avviato un’azione legale contro la Commissione europea, chiedendo alla Corte di Giustizia Ue che venga annullata la clausola di riservatezza contenuta nel regolamento comunitario, clausola che permetterebbe di mantenere segrete informazioni sulle emissioni dei veicoli.
Il regolamento in questione, approvato il 7 giugno scorso, prevede che le aziende produttrici spieghino alle autorità di omologazione il funzionamento dei sistemi impiegati per il controllo delle emissioni, eventuali variazioni e i relativi impatti sugli inquinanti emessi. Tuttavia, denuncia la Ong in una nota, “in base alla nuova normativa, queste informazioni devono rimanere 'strettamente riservate'. In pratica, un segreto tra le aziende e le stesse autorità di omologazione screditate dal Dieselgate per non essere state in grado di sorvegliare adeguatamente i produttori e scoprire le manipolazioni dei test sulle emissioni”.

Il rischio di un nuovo scandalo

“Lo scandalo Dieselgate ci ha mostrato quanto possano essere inaffidabili le autorità di omologazione e dannosi i comportamenti delle aziende produttrici di automobili in materia di emissioni”, ha dichiarato Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, che ha sottolineato come “le manipolazioni delle emissioni dei veicoli diesel siamo responsabili dei gravi problemi di inquinamento che affliggono molte città in Europa e in Italia”. Per questo, chiede Taddei “per evitare un nuovo Dieselgate e migliorare la qualità dell’aria è fondamentale permettere il controllo da parte di soggetti indipendenti e avere un’opinione pubblica informata: i cittadini hanno il diritto di sapere”.
Nello specifico, il regolamento della Commissione prevede che le aziende produttrici forniscano alle autorità di omologazione una “documentazione ampliata”, contenente una descrizione del sistema di controllo delle emissioni, dei dispositivi e dei software che ne influenzano il funzionamento e delle condizioni in cui il sistema non funzionerà come durante la prova di omologazione, compresa una dettagliata analisi dell’aumento previsto nelle emissioni di inquinanti. Ma il rapporto della commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico ha riscontrato gravi e diffuse carenze nel sistema europeo di omologazione e controllo delle autovetture, da qui la richiesta di ClientEarth.

Le morti premature per le emissioni nocive

L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che, ogni anno, in tutta Europa 68mila morti premature siano connesse all’esposizione al biossido di azoto, un gas nocivo che deriva in gran parte dai motori diesel. 21.040 di queste morti avvengono in Italia, che è la prima nazione in questa classifica, con un dato quasi doppio rispetto al Regno Unito, al secondo posto.

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