Dieselgate, ancora oltre 50 milioni di auto illegali sulle strade europee

A quattro anni dallo scandalo che ha rivelato le frodi sulle emissioni, il numero dei veicoli incriminati è addirittura cresciuto. Critiche degli ambientalisti: “Stop alla vendita delle macchine ‘sporche’”

Oltre 50 milioni di auto diesel con emissioni due volte superiori al massimo consentito circolerebbero indisturbate per le strade europee. E, come se lo scandalo Dieselgate non fosse mai scoppiato, le case automobilistiche avrebbero continuato a vendere i veicoli incriminati, massimizzando il profitto aziendale nonostante il danno ambientale. È quanto emerge da uno studio dell’organizzazione Transport&Environment (T&E), che punta il dito tanto verso le imprese quanto verso i legislatori che non hanno preso le misure giuste per bloccare l’immatricolazione di “macchine sporche”. 

I Paesi Ue con più auto sporche

Germania e Francia si contendono il triste primato europeo per veicoli diesel altamente inquinanti in circolazione, rispettivamente con 9,9 e 9,8 milioni di auto “sporche” in circolazione. Seguono il Regno Unito con 8,5 milioni e l’Italia con 6,7 milioni di macchine Euro 5 e 6 con emissioni di ossidi di azoto “almeno due volte al di sopra del limite”, scrive T&E.

Le case automobilistiche

Un quinto dei diesel sporchi sulle strade europee provengono dal Gruppo Volkswagen (11,6 milioni di auto), mentre Renault-Nissan contribuisce con 8,1 milioni e Psa (Peugeot, Citroen e altri marchi) con 7,2. “Ai costruttori è stato permesso di continuare a vendere i veicoli che avevano ricevuto l’omologazione secondo i vecchi test di laboratorio”, fanno notare i Cittadini per l’aria, organizzazione ambientalista. “I Paesi membri dell’Unione Europea non hanno fatto quasi nulla per impedire la vendita dei modelli travolti dallo scandalo Dieselgate”, accusano.

Le accuse degli ambientalisti

Florent Grelier di Transport & Environment si scaglia contro i big delle quattro ruote, colpevoli di aver dato “la priorità ai profitti rispetto alla salute delle persone”, ma anche contro i legislatori che “devono smettere di chiudere un occhio sulla principale fonte di aria tossica e costringere adesso le case automobilistiche a fare pulizia”.

“L’Italia continua ad essere, di anno in anno, in testa alla classifica europea dell’impatto da biossido di azoto con una cifra spaventosa: 20.500 morti premature l’anno derivanti dall’esposizione della popolazione italiana all’NO2”, sottolinea Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria. Rivolge quindi un appello al Governo affinché istituisca “un fondo analogo a quello ottenuto dalla Germania a supporto delle città”.

La soluzione sarebbe infatti quella di “installare sui diesel più sporchi Euro 5 e 6 dei riduttori selettivi catalitici in grado di abbattere le emissioni dal 60 al 95%”. L’operazione avrebbe un costo medio di 3mila euro per auto, da qui l’idea messa in atto in Germania dove “diverse case automobilistiche hanno accettato di contribuire alla soluzione del problema creando un fondo di 250 milioni di euro” messi a disposizione “per aiutare le città ad affrontare il problema dell’inquinamento”, scrivono gli ambientalisti.

“I sindaci, da parte loro, devono attivare al più presto sistemi di divieto all’ingresso per i diesel nelle città - concludono i Cittadini per l’aria - in modo da proteggere la salute dei cittadini dall’impatto terribile dei fumi emessi da questi veicoli velenosi”. 

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