Dieselgate, Volkswagen condannata a risarcire i clienti (ma non a prezzo pieno)

La Corte federale di Giustizia ha accolto il ricorso di un cittadino che voleva gli fosse restituito il costo dell'auto. Per il tribunale però si deve anche calcolare una eventuale usura della macchina

Foto archivio Ansa - EPA/UWE MEINHOLD

In Germania arriva un altro duro colpo per la Volkswagen, che ancora non riesce a superare gli strascichi legali del Dieselgate, lo scandalo scoppiato nel settembre 2015 che ha sconvolto l'industria automobilistica mondiale.

La sentenza

Una sentenza la Corte federale di Giustizia ha stabilito un precedente importante che potrebbe avere ripercussioni per decine di migliaia di persone che hanno acquistato veicoli che si è scoperto essere stati dotati di dispositivi in grado di imbrogliare sui test delle emissioni del diesel. I giudici hanno stabilito che i clienti truffati hanno diritto, se lo vorranno, al risarcimento del prezzo del veicolo, anche se questo dovrà essere calcolato in base all'usura dell'automobile. Equipaggiando le sue vetture con sistemi capaci di farle apparire meno inquinanti della realtà, il gruppo "ha ingannato scientemente e sistematicamente per più anni" le autorità "nell'ottica del profitto", ha spiegato il giudice Stephan Seiters.

Il caso

Il caso in esame riguardava il ricorso di un pensionato che nel 2014 aveva acquistato una Volkswagen Sharan diesel, uno degli 11 milioni di esemplari su cui nel 2015 il gruppo ha ammesso che aveva montato una centralina sulle emissioni "truccata". L'uomo aveva fatto causa chiedendo il rimborso del prezzo di acquisto della vettura (31.490 euro), una corte di appello tedesca gli aveva riconosciuto un risarcimento inferiore (25.616 euro), tenendo conto dell'usura derivante dall'utilizzo. Sia il pensionato, sia Vw hanno fatto ricorso alla Corte federale contro la decisione della Corte d'appello, l'uomo per chiedere un rimborso integrale, il gruppo automobilistico sostenendo che non c'era alcun diritto al rimborso. Ora la Corte federale tedesca si è pronunciata e ha di fatto convalidato la sentenza di appello, creando così un precedente che potrebbe ora essere sfruttato da altri cittadini.

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Il precedente

"Questa sentenza stabilisce la certezza del diritto per milioni di consumatori in Germania, e dimostra ancora una volta che anche un grande gruppo industriale non può stare al di sopra della legge", ha esultato l'avvocato del ricorrente, Claus Goldenstein, che oltre al denunciante di questo caso specifico rappresenta altri 21 mila acquirenti di veicoli a diesel della Volkswagen. Fino ad ora l'azienda ha già trovato delle intese extragiudiziali con circa 235mila clienti tedeschi per un ammontare di 750 milioni di euro e la sentenza di oggi potrebbe essere decisiva per definire circa 60mila cause ancora aperte nei tribunali tedeschi.

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