Nel diesel sempre più olio di palma, ma i cittadini Ue non lo sanno

Secondo un'indagine, l'82% degli europei non conosce questa componente del carburante. Gli italiani tra i più contrari. Le ong ambientaliste a Bruxelles: “Più inquinante del petrolio, va vietato”

In pochi lo sanno, ma nel diesel che immettiamo nelle nostre auto c'è sempre più olio di palma. Una componente vegetale lanciata sul mercato europeo grazie a una direttiva del 2009 che mirava a ridurre le emissioni inquinanti dei carburanti fossili. Ma secondo diversi studi, se si tiene conto di tutto il ciclo di produzione, l'olio di palma comporta emissioni di Co2 maggiori del petrolio. Oltre a contribuire alla deforestazione di importanti aree del Pianeta. Anche per questo la stragrande maggioranza dei cittadini Ue chiede che sia eliminato non solo dagli alimenti, ma anche dai serbatoi delle vetture

Biodiesel all'olo di palma, questo sconosciuto

E' quanto è emerso da un sondaggio condotto da Ipsos e promosso nell'ambito della campagna #NotInMyTank (non nel mio serbatoio) lanciata da una serie di ong ambientaliste europee. Che chiedono adesso alla Commissione Ue di vietare l'uso dell'olio di palma nei carburanti. 

Stando a dati recenti, ben il 51% dell'olio di palma importato in Europa va a finire nel gasolio, il cosiddetto biodiesel. In Italia, questa percentuale raggiunge il 95%, il dato più alto in Ue, anche per via del fatto che il suo uso alimentare è stato progressivamente abbandonato. Gli italiani, insieme agli ungheresi, sono infatti i cittadini europei più contrari a questa sostanza. Ma pochissimi di loro sanno che la usano quotidianamente quando vanno in auto. Non sono gli unici: in tutta l'Ue, solo il 18% ne è a conoscenza. 

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La questione emissioni

Ma l'olio di palma come carburante fa male? Uno studio del 2015 commissionato dalla stessa Unione europea ha rilevato che in effetti, calcolando tutto il processo di produzione, e quindi tenendo conto di fattori come deforestazione e trasporto, l'uso dell'olio di palma come carburante provoca più emissioni inquinanti di quelle del gasolio fossile

In seguito alla pubblicazione di questo rapporto, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si chiede alla Commissione di mettere progressivamente a bando il biodiesel all'olio di palma. Bruxelles ha tempo fino all'1 febbraio 2019 per rispondere all'Eurocamera. Ma le ong ambientaliste europee, tra cui Legambiente, stanno facendo pressioni perché l'esecutivo comunitario faccia in fretta: una petizione online ha già raccolto circa 80mila firme, mentre oggi in varie città europee, tra cui Roma, sono previsti sit-in per rilanciare la campagna #NotInMyTank.

Gli interessi della lobby dell'etanolo. E del'Eni

A favore del bando dell'olio di palma ci sono anche le lobby “avversarie”, come quelle dell'etanolo: Secondo ePURE, l’associazione europea per l’industria dell’etanolo, questo biofuel ha emissioni di gas serra inferiori del 64% rispetto ai combustibili fossili ed è prodotto quasi completamente entro i confini europei. Mentre l'olio di palma viene importato da Paesi terzi come Indonesia e Malesia per un costo annuo di circa 7 miliardi. 

E' vero anche che gli stessi studi che condannano l'olio tropicale, puntano il dito anche sugli effetti negativi per l'ambiente di un uso estensivo dell'etanolo. Mentre le autorità di Giakarta oppongono ai dati scientifici quelli socioeconomici: grazie all'export di olio di palma, 10 milioni di persone sono uscite dalla povertà. 

L'olio di palma ha fatto uscire dalla povertà 10 milioni di persone

Dove stia la ragione, o meglio il giusto equilibrio di interessi, è tutto da vedere. Secondo diverse fonti, la Commissione Ue è intenzionata a fissare una soglia limite di olio di palma nei carburanti (il 7%), invece di proporre un divieto integrale. L'Italia, finora, si è opposta alla messa al bando. Del resto, l'Eni ha fortemente investito in questo nuovo biofuel e ha da tempo programmato una riconversione di diverse raffinerie, come quelle di Porto Marghera e Gela. Che farà il nuovo governo è tutto da vedere, dal momento che quella all'olio di palma è una delle battaglie “storiche” del Movimento 5 stelle.

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