Clima, l'Ue adesso punta sul trasporto su vie navigabili

È più lento di quello su gomma ma una nave può fare il lavoro di centinaia di camion. Il problema è che le infrastrutture son vecchie e ci sono troppi intoppi sui percorsi

Foto Commissione europea

L'Unione europea intende fare sì che il 30 percento del trasporto merci del blocco avvenga con metodi più puliti, per questo uno degli obiettivi è di sfruttare meglio i suoi 37 mila chilometri di vie navigabili interne, un cambiamento che potrebbe portare un'enorme riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Infrastrutture vecchie

Si tratta però di un obiettivo non semplice perché, come riporta Politico in un approfondimento sul tema, gran parte delle infrastrutture fluviali europee risale agli anni '50 e '60 ed è spesso troppo vecchia per ospitare navi più grandi e nuove. I ponti sono troppo bassi e i corsi d'acqua sono troppo stretti e troppo poco profondi. Bruxelles ha deciso di investire il 7 percento del fondo da 24 miliardi del Connected Europe Facility per migliorare i corridoi di trasporto del TEN-T, allo scopo di creare i collegamenti mancanti e migliorare l'integrazione del traffico su chiatta con altri metodi di spedizione merci. Ma questa cifra è solo una frazione dei 13 miliardi di euro che i Paesi membri affermano servirebbero solo per per eliminare le strozzature entro il 2030.

Trasporto più ecologico

I miglioramenti in termini ambientali sarebbero enormi. Le navi sono lente, è vero, ma sono economiche ed efficienti. Usando la stessa energia una nave su vie navigabili interne può trasportare 1 tonnellata di carico quasi quattro volte più lontano di un camion e grazie ai suoi giganteschi volumi di carico può trasportare l'equivalente di centinaia di tir.

Dove funziona

Al momento i Paesi che sfruttano i fiumi per i trasporti sono quelli che si trovano lungo il Reno e Danubio, arterie chiave per il commercio. I Paesi del Reno (Belgio, Paesi Bassi, Francia e Germania) rappresentano circa l'85 percento del trasporto totale di merci per navigazione interna, mentre quelli sul Danubio (Bulgaria, Croazia, Ungheria, Austria, Romania e Slovacchia) rappresentano circa il 15 percento. Il resto dell'Unione rappresenta solo lo 0,5 per cento.

I colli di bottiglia

Il problema è che, a causa del fatto che manca una corretta manutenzione di fiumi e canali spesso si causano ingorghi che bloccano il traffico. La Corte dei conti comunitaria in un report del 2015 ha puntato il dito contro l'esistenza di troppi “ colli di bottiglia” che includono “ponti che non sono abbastanza alti, chiuse inefficienti e specchi d'acqua che non sono abbastanza ampi per i volumi di traffico”. E questo non aiuta i commercianti a preferire le vie navigabili al trasporto su gomma.

Problemi per i produttori

Come ha spiegato al giornale Erik Schultz, presidente della commissione per le infrastrutture dell'Organizzazione europea degli skipper (ESO), i produttori di merci che optano non si preoccupano del fatto che ci vorrà più tempo per la consegna usando le vie navigabili rispetto ad altre modalità, ma se i problemi infrastrutturali causano ritardi imprevisti tornano al trasporto su gomma, che resta più affidabile. “Stiamo assistendo a uno spostamento modale inverso, a causa del fatto che non siamo affidabili”, ha lamentato Schultz.

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