Clima, Orban e la Polonia bloccano l'Ue: salta l'obiettivo 'zero emissioni' entro il 2050

Anche Repubblica ceca ed Estonia votano contro la proposta della maggioranza dei Paesi membri. La rabbia degli ambientalisti: "Irresponsabili"

Niente emissioni zero entro il 2050. E no alla revisione degli obiettivi climatici per il 2030, ritenuti insufficienti da gran parte del mondo scientifico e delle ong ambientaliste per ridurre in modo significativo l'inquinamento in Europa. E' questo l'esito del vertice Ue di Bruxelles, che avrebbe dovuto rilanciare l'azione dei Paesi membri sul clima e che invece si è concluso con un nulla di fatto per l'opposizione di 4 governi: la Polonia tra tutti, spalleggiata dall'Ungheria di Viktor Orban, dalla Repubblica ceca e dall'Estonia. 

"Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a portare avanti i lavori per quanto riguarda le condizioni, gli incentivi e il quadro favorevole da predisporre in modo da assicurare una transizione verso un'Ue a impatto climatico zero, in linea con l'accordo di Parigi", si legge nel testo delle conclusioni del vertice. Nessun riferimento al 2050, dunque, se non una vaga postilla in cui si spiega che diversi Paesi membri sarebbero favorevoli a fissare tale deadline. Inoltre, per venire incontro alle rimostranze della Polonia, il Paese europeo che più di tutti si oppone a criteri più rigidi sul fronte della riduzione delle emissioni, le conclusioni ribadiscono la necessità di preservare "la competitività europea", affinché la transizione energetica "sia giusta e socialmente equilibrata, tenga conto delle situazioni nazionali degli Stati membri e ne rispetti il diritto di decidere in merito ai rispettivi mix energetici, basandosi nel contempo sulle misure già convenute per raggiungere l'obiettivo di riduzione per il 2030".

Per il premier polacco Mateusz Morawiecki si tratta di un successo: "Abbiamo protetto gli interessi delle imprese e dei cittadini polacchi". Del resto, nel Paese dell'ex blocco sovietico, l'economia è fortemente dipendente dall'industria pesante e dalle fonti fossili. Da sola, la Polonia produce il 10% delle emissioni di Co2 dell'intera Unione. Più di Francia, Italia e Spagna, che hanno economie ben più sviluppate. Non solo: secondo gli ultimi dati Eurostat, le emissioni della Polonia sono cresciute del 3,5% anziché diminuire. Ecco perché il governo di Varsavia chiede un maggiore impegno finanziario dell'Europa per portare avanti la transizione. Impegno che ancora manca.

Secondo quanto riferiscono i diplomatici che hanno seguito i negoziati di Bruxelles, un largo blocco di Paesi membri guidati dalla Francia (23 in tutto, tra cui la Germania e l'Italia) avrebbero spinto per fissare da subito un target 'zero emissioni' entro il 2050. Si sarebbe trattato di un passo avanti da portare al summit Onu sul clima di settembre, una carta che l'Ue avrebbe potuto giocare per forzare le resistenze delle grandi potenze come gli Stati Uniti a rispettare gli accordi di Parigi. "Conto su di voi", aveva scritto pochi giorni fa il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk (anche lui polacco).

Eppure, nonostante tutto cio', è bastata una piccola minoranza per bloccare le ambizioni di Emmanuel Macron e colleghi. Il dubbio, pero', è che l'opposizione dichiarata di Polonia e Ungheria abbia fatto il gioco di altri Paesi che, per ragioni di consenso interno, farebbero più fatica a dire no pubblicamente a un target 'zero emissioni' cosi' ravvicinato nel tempo. Per esempio, la Germania a oggi produce il 22% delle emissioni totali di Co2 nell'Ue e la sua potente industria automobilistica spinge per 'annacquare' impegni più decisi sul clima. Al contempo, i Verdi tedeschi continuano ad avanzare nei sondaggi, tanto che alcune rivelazioni li danno persino come primo partito davanti alla Cdu/Csu di Angela Merkel. Ma Berlino non è la sola potenza Ue ad avere problemi con gli impegni sul clima: anche l'Italia risulta in ritardo con il suo piano energetico rispetto ai target fissati.

"È difficile credere che siano bastati quattro governi, guidati dagli interessi ristretti delle loro industrie inquinanti, a contrastare un aumento ampiamente sostenuto e fortemente necessario delle ambizioni climatiche dell'Ue. L'incapacità di fissare nuovi e più elevati obiettivi climatici è da irresponsabili data l'emergenza climatica che stiamo affrontando", dice Wendel Trio, direttore della ong ambientalista Can Europe.

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