Il Belgio riattiva il reattore nucleare di Tihange, il più “vetusto e pericoloso”

La costruzione della centrale risale agli anni '70, l'impianto è necessario per l'autosufficienza energetica del Paese ma da più fronti si sollevano allarmi sulla sua sicurezza

Avanti tutta, malgrado tutto. Il Belgio è pronto a rimettere in funzione il reattore numero 1 della centrale nucleare di Tihange, nonostante gli avvertimenti sullo stato di salute dell’impianto. Il sito di produzione di energia atomica, realizzato tra il 1970 e il 1985 tra Namur e Liegi, nell’area centro-orientale del Paese, ha ricevuto critiche per il suo stato “vetusto e pericoloso”. Nonostante questo l’Agenzia federale di controllo del nucleare (Afcn) ha deciso di riaccendere a partire da lunedì il reattore 1, il più vecchio dei tre.

La centrale nucleare di Tihange è costituita da tre reattori. Il primo è stato completato tra il 1970 e il 1975, il secondo il 1976 e il 1982, e il terzo tra il 1978 e il 1985. Si tratta dunque di un sito vecchio, oggetto di dibattito politico in un Belgio diviso tra la voglia di fermare la produzione energetica nucleare e continuare invece a prolungare il ciclo di vita di Tihange, attualmente gestito da Electrabel, la compagnia energetica sussidiaria della francese Engie che gestisce la centrale. “Tihange 1 è una delle più antiche centrali elettriche del mondo ed è stata progettata sulla base dei principi di sicurezza nei primi anni settanta”, ha ricordato Manfred Mertins, ingegnere nucleare ed esperto di nucleare nel corso di un’audizione in Parlamento europeo.

“Gli incidenti che si sono verificati da allora a Three Mile Island (1979), Chernobyl (1986) e Fukushima (2011) hanno dimostrato che era necessario un aumento significativo dei requisiti in questo settore”. Attualmente gli altri due reattori sono fermi, rispettivamente fino all’1 marzo e fino al 2 giugno prossimi. Ciò, unito alla spegnimento e alla riaccensione del reattore numero 1, “testimonia l'invecchiamento della struttura”, secondo l’esperto. Il Belgio però va avanti, come ha sempre fatto. Il non voler rinunciare al nucleare civile è già stato oggetto di scontri con la Germania. Nel 2016 l’allora ministro dell’Ambiente tedesco, Barbara Hendricks, aveva criticato la decisione di non fermare il reattore numero 2 dell’altra centrale attiva in Belgio, quella di Doel, al confine con i Paesi Bassi, composta di quattro reattori costruiti tra il 1969 e il 1985.

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