“Le nuove regole Ue uccidono il mercato delle auto usate”, rivenditori italiani in allarme

In Europa, il Belpaese è secondo solo alla Germania per numero di veicoli di seconda mano in circolazione: "Gli incentivi per i mezzi meno inquinanti rischiano solo di spostare il problema climatico nei Paesi extraeuropei. Affossando il nostro comparto"

I nuovi tetti alle emissioni auto dell'Ue, che hanno messo nel mirino soprattutto i veicoli diesel nel nome della lotta ai cambiamenti climatici e allo smog nei centri urbani, rappresentano un cambio di passo troppo rapido che rischia di creare problemi a un settore prezioso per l’economia italiana: quello delle auto usate. È quanto lamentano i rappresentanti dell’Airvo (Associazione italiana rivenditori veicoli d’occasione) nel corso di un incontro al Parlamento europeo di Bruxelles con gli eurodeputati italiani popolari e conservatori.

L'ecobonus

Il grido d’allarme dei venditori di auto usate, un business che genera un giro d’affari di 35 miliardi di euro solo nel Belpaese, arriva alla luce dei nuovi dati sulle auto in circolazione in Italia. A fronte di un incremento dei veicoli con motore di ultima generazione a basse emissioni, altri modelli - relativamente giovani per età di immatricolazione - rischiano di essere messi fuori mercato dagli eco-incentivi o dalle regole più restrittive sull’inquinamento. 

In forza delle nuove norme Ue in materia di riduzione della Co2, il governo italiano, sulla scorta dei nuovi target fissati da Bruxelles sulle emissioni, sta incentivando la vendita di veicoli a basso impatto ambientale, come le auto ibride e altri motori Euro 6. A partire da marzo 2019 sarà introdotta una tassa da 1.000 a 2.500 euro per le nuove immatricolazioni di veicoli con emissioni di Co2 superiori ai 161 g/km e, parallelamente, un incentivo da 6.000 a 1.500 euro per l’acquisto di auto nuove a bassa emissione, ibride ed elettriche. Un ecobonus che lascia fuori gli altri veicoli a km 0.

L'allarme del comparto

Il segretario generale dell’Airvo, Salvatore Gravina, ha spiegato il rischio “di ritrovarci con un parco auto di centinaia di migliaia di veicoli non più vendibili” e che gli operatori del settore si troveranno “costretti a svendere ai paesi extraeuropei dove la normativa è meno stringente”. Con il risultato di spostare i mezzi più inquinanti nelle aree meno sviluppate e di mettere a repentaglio l’esistenza di un comparto che in Italia conta oltre 440mila addetti e 157mila imprese.

“Il recepimento di alcuni indirizzi normativi stabiliti dall’Ue sta provocando un duro contraccolpo in Italia - ha sottolineato Ercole Messina, presidente dell’associazione di categoria. “Quello che si prospetta è uno scenario di recessione che non riguarderà solo il nostro Paese, ma avrà riflessi anche in Europa” ha avvertito Messina. 

L’eurodeputato Alberto Cirio di Forza Italia, organizzatore dell’incontro, ha fatto sua la proposta di un “piano quinquennale comune ai Paesi membri dell’Unione”, in quanto “la tutela ambientale e i diritti del consumatore sono una priorità, ma va studiato il modo per contenere l’impatto su un settore che solo in Italia vede occupate quasi mezzo milione di persone e che incide sia sui bilanci familiari sia sul gettito fiscale dello Stato”. 

Anche la Germania preoccupata

La proposta è arrivata in concomitanza con la richiesta del ministro dei Trasporti tedesco, Andreas Scheuer, indirizzata alla commissaria europea ai Trasporti di rivedere i limiti-soglia previsti per i gas di scarico dei motori diesel. Sheuer ha esposto alla commissaria Violeta Bulc i dubbi sollevati da uno studio pubblicato da un centinaio di medici tedeschi esperti di pneumologia, che mettono in discussione le basi scientifiche del limite dei 40 microgrammi per metro cubo di diossido di azoto prodotto dai motori diesel.

“A garanzia della nostra mobilità ritengo strettamente necessario che la Commissione europea realizzi una nuova valutazione dei valori-soglia” ha scritto il ministro tedesco, evidenziando un problema che preoccupa tutti i maggiori produttori e venditori d’auto, Germania e Italia in primis. 

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